Allarme dalle valli: chiesta attenzione prima dei cambiamenti
La presentazione della nuova direzione strategica dell'Ulss 1 Dolomiti, definita dal direttore generale Achille Di Falco come un «momento operativo spartiacque», ha suscitato reazioni nette nelle comunità montane della provincia. L'Associazione per la tutela della salute del cittadino e la salvaguardia degli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo ha espresso una richiesta chiara: valutare con più attenzione le condizioni reali dei territori montani prima di intraprendere modifiche organizzative.
«Prima di parlare di programmazione, in un territorio delicato come quello montano, bisogna viverci e lavorarci. Il direttore generale dell'Ulss 1 provi a vivere a Colle Santa Lucia o a Danta di Cadore. Poi, solo poi, possiamo discutere di tutto»
La strategia illustrata dalla dirigenza aziendale si basa sull'idea di evitare sovrapposizioni tra reparti e di concentrare lo sviluppo di determinate attività dove, all'interno della rete provinciale, risultano maggiormente consolidate o più efficaci. L'obiettivo dichiarato è quello di valorizzare competenze specifiche presenti nei quattro ospedali della provincia e ridurre i «duplicati» di servizi.
Questa impostazione, se realizzata, comporterebbe una diversa distribuzione delle prestazioni tra i presidi: attività che vengono svolte «molto bene da una parte» potrebbero essere sviluppate prevalentemente in quel luogo, con conseguente rimodulazione di servizi altrove. La riorganizzazione è prevista a partire da settembre, ma i dettagli operativi saranno resi noti progressivamente dal prossimo mese.
Perché la montagna teme i cambiamenti
Le preoccupazioni sollevate dall'Associazione non sono formali: nel territorio montano la distanza, la viabilità stagionale e la demografia condizionano fortemente l'accesso alle cure. Per molte comunità, l'ospedale locale rappresenta non solo un punto di riferimento sanitario ma anche una componente essenziale della capacità di risposta in caso di emergenze e di problemi cronici legati all'invecchiamento della popolazione.
Gli attivisti e rappresentanti locali sottolineano che «alla nostra provincia è stato tolto anche troppo» e richiedono che le scelte manageriali tengano conto delle peculiarità orografiche e sociali delle valli. La richiesta è che la montagna mantenga pari diritti e pari accesso ai servizi sanitari rispetto alla pianura.
- Chiarezza sui servizi: le comunità chiedono di conoscere quali attività potrebbero essere concentrate e quali rimarrebbero nei presidi periferici.
- Valutazione territoriale: una ricognizione reale delle difficoltà logistiche e del fabbisogno sanitario locale prima di modifiche.
- Coinvolgimento dei professionisti: accordi con il personale sanitario per garantire continuità delle prestazioni.
Impatto pratico e prossimi passi
Dal punto di vista operativo, la riorganizzazione comporterà decisioni che potranno incidere su prestazioni erogate, percorsi di cura e mobilità sanitaria dei cittadini. Per chi vive nelle aree interessate la priorità è sapere come saranno garantiti i servizi essenziali e quali alternative si intendono predisporre in caso di concentrazione di attività in singoli presidi.
L'Ulss 1 ha motivato la scelta con la volontà di evitare sprechi e di sviluppare modelli sperimentali adatti al contesto montano, ma non ha ancora pubblicato l'elenco puntuale delle modifiche. Le associazioni e le amministrazioni locali chiedono tempi e modalità che prevedano il coinvolgimento dei territori interessati e dei professionisti sanitari.
| Elemento | Situazione nota |
|---|---|
| Iniziativa | Riorganizzazione strategica dell'Ulss 1 Dolomiti |
| Tempistica | Avvio previsto da settembre |
| Presidi coinvolti | Quattro ospedali provinciali, con attenzione su Agordo e Pieve di Cadore |
| Soggetti interessati | Direttore generale Achille Di Falco; Associazione per la tutela della salute del cittadino e la salvaguardia degli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo |
Per i cittadini è utile seguire gli aggiornamenti che l'Ulss renderà disponibili nelle prossime settimane e partecipare ai momenti di confronto pubblico che eventualmente verranno convocati. Le autorità locali e le associazioni hanno già manifestato l'intenzione di chiedere un dialogo aperto con la direzione aziendale per chiarire impatti e tutele.
La questione resta aperta: da una parte l'azienda sanitaria punta a una maggiore efficienza e a valorizzare le competenze esistenti; dall'altra i rappresentanti della montagna chiedono certezze per evitare riduzioni di servizi che, in territori fragili, possono avere ricadute pesanti sull'accesso alle cure. Nel frattempo, la promessa di sperimentare nuovi modelli per la montagna dovrà misurarsi con la concretezza delle esigenze locali e con il tempo a disposizione prima dell'attuazione delle misure annunciate.