La Regione ha annunciato l'intenzione di chiudere, entro la fine dell'anno, le Medicine di Gruppo Integrate e le Medicine di Gruppo semplici, un modello di assistenza territoriale che oggi in Veneto comprende 77 strutture, 639 medici e serve oltre 930mila cittadini. La decisione ha suscitato critiche a livello politico e preoccupazione per la ricaduta sui servizi sanitari locali.
Il nodo regionale e la critica di Ostanel
La consigliera regionale di Avs‑Reti Civiche, Elena Ostanel, ha espresso perplessità sulla scelta, chiedendo chiarezza sul destino delle strutture e dei pazienti. In provincia di Padova le Medicine di Gruppo Integrate sono 14 e coinvolgono quasi 200.000 assistiti, oltre il 20% della popolazione locale: numeri che rendono la decisione particolarmente rilevante per il territorio.
«Perché eliminare ciò che già funziona invece di valorizzarlo?»
Ostanel ha inoltre richiamato la discrepanza comunicativa fra esponenti regionali: da un lato l'assessore alla Sanità che rivendica il raggiungimento dell'obiettivo riguardante i medici nelle Case della Comunità, dall'altro il direttore generale della Sanità che avrebbe annunciato la dismissione delle Medicine di Gruppo Integrate. Secondo la consigliera, le Medicine di Gruppo Integrate sono una realtà specifica del Veneto e non una forma organizzativa prevista dal ministero della Salute, rendendo discutibile l'applicazione di presunte direttive ministeriali per la loro chiusura.
Funzione delle strutture e proposte operative
Le Medicine di Gruppo Integrate non sono semplici ambulatori: accolgono team composti da medici, personale infermieristico e addetti di segreteria e gestiscono percorsi di presa in carico per pazienti con patologie croniche mediante percorsi diagnostico‑terapeutico‑assistenziali. Per questo motivo Ostanel propone una soluzione di continuità organizzativa, suggerendo di trasformare alcune di queste strutture in Case della Comunità spoke quando la co‑sede non è condivisa, anziché procedere alla loro chiusura.
- Rischio di interruzione di percorsi per pazienti cronici
- Impatto sul personale medico e infermieristico impiegato nelle strutture
- Disallineamento tra realtà operative e indicazioni ministeriali, secondo la consigliera
La questione riapre il tema della capillarità delle Case della Comunità: in molte aree del Veneto questi presidi non sono ancora pienamente attivi o non dispongono di adeguate risorse di personale, un elemento che Ostanel segnala come criticità in previsione di un riassetto.
Numeri e geografia delle strutture
| Voce | Valore (Veneto) |
|---|---|
| Medicine di Gruppo Integrate | 77 strutture |
| Medici coinvolti | 639 |
| Cittadini serviti | oltre 930.000 |
| Medicine integrate in provincia di Padova | 14 |
| Assistiti nel Padovano | circa 200.000 |
Per i residenti della provincia le implicazioni pratiche sono concrete: il passaggio di modello potrebbe determinare cambiamenti nella modalità di accesso alle cure primarie, nella continuità assistenziale per malattie croniche e nella distribuzione territoriale dei servizi. La proposta di convertire alcune strutture in spoke delle Case della Comunità punta a preservare i percorsi già attivi e a evitare duplicazioni o vuoti di assistenza.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali con dettagli operativi su tempi e modalità delle chiusure. La richiesta di chiarimenti da parte della consigliera regionale solleva la necessità di un confronto più approfondito tra Regione, dirigenti sanitari e rappresentanti locali per definire percorsi che tutelino i pazienti e la tenuta della medicina territoriale.
Restano da monitorare le prossime mosse della giunta regionale e eventuali atti amministrativi che specifichino le azioni previste: per la comunità padovana, l'esito della vicenda determinerà l'organizzazione del prossimo futuro della sanità territoriale.