Incertezza sul futuro del negozio e ricadute sul personale
Il punto vendita Benetton di Padova è al centro di una fase di forte tensione dopo la comunicazione inviata dall'azienda ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale del commercio. L'allarme riguarda la possibile chiusura del negozio, prospettata già come opzione per il prossimo autunno.
Secondo quanto comunicato dalla direzione aziendale, il costo della locazione dello spazio rappresenta una criticità non secondaria: l'affitto, che si avvicina al milione di euro all'anno, renderebbe la gestione del punto vendita economicamente insostenibile. Sul tavolo ci sono anche il calo delle vendite nel commercio al dettaglio e l'incremento dei costi di gestione, elementi che l'azienda indica come fattori che complicano la tenuta della rete di vendita tradizionale.
La situazione è stata affrontata nel corso dell'incontro sindacale del 24 luglio, a cui hanno partecipato i rappresentanti di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil e il responsabile del personale dell'azienda. In quell'occasione è emersa la possibilità di chiudere il punto vendita già nel mese di settembre, con la proposta di trasferire la maggior parte dei lavoratori in altri negozi Benetton ubicati fuori dalla provincia di Padova.
«Comprendiamo le motivazioni economiche illustrate dall'azienda – dichiarano Matteo Breda (Fisascat Cisl), Luca Rainato (Filcams Cgil) e Giusy Fistetto (Uiltucs Uil) – ma non possiamo accettare che il peso di questa situazione ricada esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.»
La reazione sindacale evidenzia preoccupazione per le ricadute occupazionali e sociali: molti dipendenti avrebbero difficoltà ad accettare trasferimenti al di fuori della provincia, sia per ragioni logistiche sia per motivi familiari. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'azienda tutele concrete e percorsi che limitino l'impatto sui lavoratori.
Impatto locale e scenari possibili
La chiusura di un negozio storico o di una catena consolidata può avere effetti moltiplicatori sul tessuto commerciale cittadino, andando a incidere non solo sui posti di lavoro diretti ma anche sul flusso di clienti, sul fatturato di esercizi vicini e sulla vivibilità del centro. Al momento non sono state comunicate soluzioni alternative definitive né accordi con la proprietà dell'immobile per una rinegoziazione del contratto di locazione.
- Situazione segnalata: comunicazione formale dell'azienda ai lavoratori e ai sindacati.
- Motivazioni aziendali: affitto elevato, calo delle vendite, aumento dei costi fissi.
- Richieste sindacali: garanzie occupazionali e tutele per i dipendenti.
| Voce | Dato noto |
|---|---|
| Affitto annuo | Si avvicina al milione di euro |
| Incontro sindacale | 24 luglio |
| Possibile chiusura | Proposta per il mese di settembre |
Per i dipendenti coinvolti le opzioni proposte dall'azienda comprendono il trasferimento in altre sedi della catena, ma la disponibilità effettiva e le condizioni contrattuali non sono state rese note pubblicamente. Le organizzazioni sindacali, contestualmente, stanno valutando le azioni da intraprendere per negoziare soluzioni che riducano i licenziamenti e tutelino i salari e le condizioni lavorative.
Restano aperti i passaggi formali: un ulteriore confronto con l'azienda e, se necessario, iniziative di mobilitazione o richieste di incontro con le istituzioni territoriali per cercare un'intesa che eviti ricadute occupazionali immediate.
La vicenda sarà seguita nelle prossime settimane per verificare se si arriverà a un accordo con la proprietà dell'immobile, se verranno presentate alternative concrete per mantenere il punto vendita aperto o se invece si concretizzerà la chiusura con i conseguenti spostamenti del personale.