Occupazione ai massimi, ma le culle restano vuote
La provincia di Asti presenta un doppio volto: da una parte un mercato del lavoro in forte espansione, dall'altra una marcata emergenza demografica che mette a rischio la tenuta sociale e la sostenibilità dei servizi. Lo dipinge l'ultimo Rendiconto sociale dell'INPS, che raccoglie i principali indicatori del territorio.
Secondo il rapporto il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni è salito al 70,3%, in crescita rispetto al 67,9% del 2022 e al 68,9% del 2023. Gli occupati nella provincia sono ora 92.000 (di cui 52.000 uomini e 40.000 donne), mentre la disoccupazione cala al 6,4% e la quota di inattivi scende drasticamente.
Il paradosso: più lavoro, meno nuovi nati
Il versante demografico segnala però una tendenza preoccupante: le nascite sono scese a appena 1.173 unità, con una flessione del -33,8% in dieci anni, mentre i decessi sono 2.772, producendo un disavanzo naturale di -1.599 persone. La popolazione complessiva della provincia è stimata in 207.239 abitanti.
- Over 65: 56.601 persone, pari al 27,3% della popolazione;
- Giovani sotto i 14 anni: solo il 11,3% del totale;
- Speranza di vita: 85,3 anni per le donne e 80,5 per gli uomini.
Immigrazione che tamponna, ma non risolve
Il saldo occupazionale positivo è parzialmente sostenuto dall'ingresso di lavoratori stranieri: nel 2023 sono arrivati 1.571 immigrati e si registrano 1.206 contratti a tempo indeterminato e 2.431 a termine stipulati con lavoratori stranieri. Il saldo migratorio è risultato positivo per +1.096 persone, attenuando il calo demografico, ma non compensando il forte deficit di natalità.
Retribuzioni e divari di genere
Il rendiconto mette inoltre in evidenza un marcato divario retributivo di genere nel privato non agricolo: la retribuzione media giornaliera è di 102 euro per gli uomini e di 78,1 euro per le donne, con un gap superiore al 30%. Il fenomeno è in parte connesso al ruolo del part-time, che riguarda il 37,7% delle lavoratrici contro il 10,5% degli uomini.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Occupati | 92.000 |
| Tasso di occupazione (15-64) | 70,3% |
| Nascite (annue) | 1.173 |
| Decessi (annui) | 2.772 |
| Disavanzo naturale | -1.599 |
Conseguenze locali e aree di intervento
Questo quadro ha ricadute concrete per i residenti e per le amministrazioni locali: un invecchiamento spinto della popolazione aumenta la domanda di servizi socio-sanitari, mentre la riduzione delle nascite mette sotto pressione scuole e servizi per l'infanzia e riduce nel medio-lungo periodo la forza lavoro giovanile disponibile. La presenza di occupazione crescente e di flussi migratori che integrano il mercato del lavoro è un dato positivo, ma non basta a garantire il ricambio generazionale necessario per la vitalità economica e sociale del territorio.
Per rispondere a queste dinamiche saranno necessari interventi mirati: politiche di conciliazione famiglia-lavoro, misure per il sostegno alla natalità, investimenti in servizi per l'infanzia e percorsi di integrazione e qualificazione per i lavoratori stranieri che già contribuiscono al mercato del lavoro locale.