Le esportazioni delle Marche mostrano nel primo semestre del 2026 un'accelerazione significativa, ma il dato nasconde differenze marcate tra le province: mentre la regione cresce del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, la provincia di Ascoli Piceno registra esportazioni per 1.231,6 milioni di euro e una contrazione del 4,1%.
Un quadro regionale a due velocità
I dati Istat diffusi l'11 settembre evidenziano una performance positiva per l'insieme delle Marche, con un export che raggiunge i 7.644 milioni di euro, oltre il doppio dell'incremento nazionale (+4,5%). Tuttavia la crescita non è omogenea: ad esempio la provincia di Ancona segna un robusto aumento del 27,3% portandosi a 3.178 milioni, mentre Pesaro e Urbino cresce del 6,4% a 1.780,5 milioni.
Come riportato dagli analisti, a trainare la ripresa regionale sono settori ad alto valore aggiunto: in particolare la cantieristica, la meccanica e i metalli. Restano invece in difficoltà alcuni comparti tradizionali del territorio marchigiano, tra cui il tessile-abbigliamento, il mobile e la calzatura, quest'ultima in flessione del 9,9% a livello regionale.
"I dati del primo semestre – dichiara il presidente Gino Sabatini – confermano la dinamicità del sistema produttivo marchigiano, che cresce a un ritmo doppio rispetto alla media nazionale e si colloca al quinto posto tra tutte le regioni italiane per crescita dell’export, davanti a territori manifatturieri storicamente più forti come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. In particolare, il balzo della cantieristica e della meccanica dimostra la capacità delle nostre imprese di intercettare la domanda internazionale ad alto valore aggiunto, mentre il boom del mercato statunitense (in larga parte legato alla nautica) conferma quanto sia importante continuare a diversificare gli sbocchi commerciali. Restano tuttavia aperte le criticità che interessano da tempo alcuni comparti tradizionali: il calzaturiero, il tessile-abbigliamento e il settore mobile arredo. Tutto ciò ci ricorda che la ripresa non è uniforme e che come sistema camerale dobbiamo continuare a sostenere con decisione i settori manifatturieri più legati al made in Marche e i territori più esposti alla competizione internazionale".
Impatto sul territorio piceno
Per la provincia di Ascoli Piceno il calo dell'export solleva interrogativi sulle dinamiche settoriali locali e sulle strategie di internazionalizzazione delle imprese. Una contrazione del 4,1% può riflettersi su ordini esteri, produzione e occupazione, soprattutto nei comparti ancora legati al made in Marche che stanno soffrendo la concorrenza internazionale.
- Settori in ripresa: cantieristica, meccanica, metalli.
- Settori in difficoltà: calzature, tessile-abbigliamento, mobile.
- Effetto territoriale: andamento non uniforme fra province, con picchi positivi ad Ancona e rallentamenti nel Piceno.
| Area | Export (milioni di €) | Variazione % |
|---|---|---|
| Marche | 7.644 | +9,2% |
| Ancona | 3.178 | +27,3% |
| Pesaro e Urbino | 1.780,5 | +6,4% |
| Ascoli Piceno | 1.231,6 | -4,1% |
Per le imprese del Piceno l'indicazione offerta dai dati è duplice: da un lato la necessità di rafforzare l'accesso a mercati ad alto valore aggiunto, come sta avvenendo per la nautica verso gli Stati Uniti; dall'altro, l'urgenza di politiche di supporto mirate per i comparti più esposti alla competizione sui costi.
I prossimi passaggi saranno osservare l'evoluzione del secondo semestre e l'impatto di eventuali misure di sostegno regionale e camerale rivolte alle imprese del territorio. Sul piano locale, amministrazioni e associazioni d'impresa potrebbero dover articolare interventi per sostenere la transizione e favorire processi di diversificazione e innovazione.