Settore strategico sotto pressione
Il comparto dell’occhialeria, da sempre punta di diamante dell’industria bellunese, è al centro di una fase di attenzione crescente da parte delle organizzazioni sindacali. I dati riferiti al 2025 mostrano che sono state richieste oltre 2.200.000 ore di cassa integrazione, delle quali più di 1.000.000 sono state effettivamente utilizzate: numeri che sollevano preoccupazioni sulla tenuta occupazionale e sulla capacità delle imprese locali di reggere le trasformazioni del mercato.
Per fare il punto della situazione, i sindacati hanno convocato per il 14 luglio i referenti aziendali del settore: circa un centinaio di persone riceveranno i risultati di una ricerca promossa proprio dalle organizzazioni sindacali, volta a fotografare stato e prospettive del comparto.
Le preoccupazioni sindacali e le possibili traiettorie future
I rappresentanti sindacali intervenuti nel servizio — Giampiero Marra (FILCTEM CGIL Belluno), Marco Frezzato (UILTEC Veneto) e Milena Cesca (FEMCA CISL Belluno Treviso) — segnalano la necessità di guardare al futuro con prudenza. Tra i temi allo studio c’è la trasformazione tecnologica del prodotto stesso: l’occhiale potrebbe evolvere da strumento per la correzione visiva a dispositivo multimediale con funzioni integrate, aprendo scenari produttivi nuovi ma anche sfide per chi deve riqualificare competenze e organizzazione industriale.
Lo sfondo è poi aggravato da tensioni all’interno di gruppi imprenditoriali di riferimento del settore: nella cronaca del sistema si citano difficoltà e dissapori nella famiglia Del Vecchio, elemento che contribuisce a un clima di incertezza per gli addetti e per gli investimenti.
- Richieste di CIG nel 2025: oltre 2.200.000 ore
- Ore di CIG utilizzate: oltre 1.000.000
- Incontro chiave: 14 luglio, referenti aziendali e sindacati
Impatto sul territorio e ricadute pratiche
Per la provincia di Belluno, dove l’occhialeria rappresenta una componente significativa dell’occupazione e del valore aggiunto locale, l’aumento dell’uso di ammortizzatori sociali ha effetti concreti: riduzione delle ore lavorate, diminuzione dei redditi disponibili per le famiglie e possibili ricadute sui fornitori e sull’indotto. Inoltre, la prospettiva di un cambiamento tecnologico dei prodotti impone un’attenzione sulla formazione professionale e sugli investimenti in ricerca e sviluppo sul territorio.
Il confronto del 14 luglio servirà a leggere insieme i dati della ricerca sindacale e ad avviare possibili azioni condivise tra parti sociali e imprese. Tra le opzioni che verranno probabilmente esplorate figurano iniziative per la riqualificazione professionale, misure di sostegno temporaneo per i lavoratori e proposte per favorire investimenti orientati all’innovazione del prodotto.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Ore richieste di CIG (2025) | > 2.200.000 |
| Ore di CIG utilizzate | > 1.000.000 |
Osservare per intervenire
Alla vigilia dell’incontro, resta centrale il ruolo delle istituzioni locali nel facilitare il dialogo e nel sostenere percorsi che possano mitigare gli effetti sociali di una fase di transizione. Per i lavoratori del settore e per le comunità locali sarà fondamentale che dalle riunioni escano indicazioni concrete su formazione, politiche attive del lavoro e strumenti di accompagnamento all’innovazione produttiva.
La vicenda conferma come, in una provincia che conta sulla manifattura di nicchia, le trasformazioni tecnologiche globali e le dinamiche interne alle imprese possano avere ripercussioni rapide e diffuse. L’appuntamento del 14 luglio sarà quindi un passaggio cruciale per definire una risposta collettiva e contenere i rischi occupazionali.