Una fotografia dell’1 luglio, consumi estivi non calcolati
I dati ufficiali pubblicati dall’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico di Sicilia, riferiti alla data del 1 luglio 2026, indicano che le nove dighe presenti nella provincia di Agrigento contenevano complessivamente circa 80 milioni di metri cubi d’acqua. Tuttavia, questa misura non tiene conto delle utilizzazioni successive: irrigazione dei frutteti, prelievi per uso potabile e civile nei comuni serviti e delle perdite per evaporazione durante la lunga ondata di caldo.
Un calcolo prudenziale, che sottrae i consumi stimati nei 50 giorni successivi e l’evaporazione estiva, porta la giacenza attuale reale stimata a circa 65 milioni di metri cubi. Pur essendo una stima approssimativa, il dato indica comunque una disponibilità che per i prossimi mesi potrebbe risultare sufficiente per gli usi agricoli e potabili, secondo le valutazioni riportate.
Lo stato dei singoli invasi
| Diga | Consistenza (milioni m³) al 1/7/2026 |
|---|---|
| Arancio | 18,14 |
| Castello (Bivona) | 17,97 |
| Fanaco | 15,97 |
| Furore | 1,22 |
| Gammauta | 0,31 |
| Gorgo | 0,59 |
| Leone | 3,28 |
| Prizzi | 7,36 |
| San Giovanni | 15,02 |
Per la diga del Castello, con invaso indicato a circa 17,97 milioni di m³ all’inizio di luglio, la disponibilità reale è valutata più bassa: la quota utile per gli usi è inferiore a quella teorica e una stima più prudente scende intorno ai 10 milioni di metri cubi, tenendo conto della soglia minima dell’invaso.
Impatto locale e nodi aperti
- Agricoltura: gli agricoltori seguono con attenzione l’andamento delle riserve, perché i frutteti richiedono prelievi significativi in estate.
- Fornitura idrica: una quindicina di comuni dipendono dagli invasi per l’acqua potabile; la disponibilità attuale sembra al momento adeguata, ma con margini ridotti.
- Trasparenza dei dati: l’Autorità di Bacino pubblica le consistenze con un ritardo di circa due mesi, rendendo difficile una verifica puntuale dello stato reale degli invasi.
La pubblicazione con ritardo interessa non solo le dighe agrigentine ma i 32 invasi della Sicilia; amministrazioni comunali, tecnici e operatori del settore chiedono rilevazioni più tempestive per programmare prelievi, interventi di manutenzione e misure di emergenza qualora le condizioni peggiorassero.
Cosa serve ora
Per i mesi a venire è fondamentale monitorare l’evoluzione delle disponibilità idriche attraverso aggiornamenti più ravvicinati e coordinati tra Autorità di Bacino, enti locali e gestori del servizio idrico. Misure di razionamento, dove necessario, dovrebbero essere comunicate con anticipo alle comunità interessate per limitare impatti su uso potabile e produzioni agricole.
Resta centrale la variabile meteorologica: ulteriori precipitazioni primaverili o autunnali potrebbero migliorare la situazione, viceversa una prolungata carenza di precipitazioni graverebbe sulle già limitate riserve.