Presidio sulla statale e astensione dal lavoro
I lavoratori dell’ex Ilva hanno osservato oggi un sciopero di otto ore e hanno promosso un presidio sulla statale 7, la strada esterna allo stabilimento, con la partecipazione di delegati e rappresentanti delle sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. Il presidio si è svolto per circa un'ora e rappresenta la prima reazione organizzata alla recente pronuncia giudiziaria che riguarda l’impianto.
Il provvedimento giudiziario che cambia lo scenario
La Corte d'Appello di Milano ha disposto la chiusura, entro 90 giorni, dell'insieme degli impianti dell’area a caldo — parchi minerali, cokerie, altoforni, acciaierie e colate continue — motivando la decisione con questioni connesse alle emissioni e alla presenza di amianto. Il decreto segue anni di vincoli e sequestri che hanno già ridotto la capacità produttiva dell’impianto: prima della sentenza era attivo solo un altoforno su tre e un’acciaieria su due.
Conseguenze industriali e territoriali
La sospensione dell’area a caldo implica che lo stabilimento non potrà più produrre acciaio, con effetti a catena sugli impianti a valle legati a Taranto e ad altri siti nazionali (Genova, Novi Ligure, Racconigi). Sul piano occupazionale, il provvedimento mette a rischio i posti di lavoro: tra i lavoratori diretti dell’allora gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria si arriva infatti a poco meno di 10.000 persone, cui vanno sommati appaltatori e imprese dell’indotto.
- Sciopero: 8 ore, presidio sulla statale 7.
- Decreto: chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni.
- Occupazione diretta segnalata: poco meno di 10.000 persone.
I tavoli al Ministero e le richieste delle imprese
Da domani sono convocati una serie di tavoli al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), in programma fino al 6 agosto, volti a definire un piano straordinario e misure di sostegno per i lavoratori. Alle riunioni parteciperanno sindacati, istituzioni locali e regionali, Confindustria nazionale e territoriale, Federmeccanica, Federacciai, i commissari di Ilva e di Acciaierie d'Italia, Cassa Depositi e Prestiti e rappresentanti delle associazioni d’impresa.
«Serve un decreto che scongiuri un disastro socio-economico»,
hanno affermato nelle assemblee le associazioni imprenditoriali, aggiungendo la necessità di
«tentare di individuare una soluzione praticabile per salvare un asset industriale». Le organizzazioni chiedono provvedimenti urgenti da parte del Governo per evitare ripercussioni sul territorio e sull’economia locale.
Impatto sulla comunità di Taranto
Per la comunità tarantina la decisione giudiziaria e la conseguente sospensione produttiva introducono una fase di forte incertezza: oltre all’impatto diretto sui lavoratori dello stabilimento, ci sono ricadute sull’indotto, sui fornitori locali e sui servizi collegati all’attività siderurgica. Le istituzioni locali avranno un ruolo centrale nei tavoli istituzionali convocati, sia per rappresentare le esigenze dei lavoratori sia per sollecitare strumenti di tutela sociale e nuove strategie industriali che tengano conto anche della salute pubblica.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Durata sciopero | 8 ore |
| Termine imposto per chiusura area a caldo | 90 giorni |
| Lavoratori diretti segnalati | poco meno di 10.000 |
Nei prossimi giorni si attendono sviluppi dai tavoli ministeriali e dalle eventuali iniziative legislative del Governo. La situazione rimane sotto stretta osservazione da parte delle organizzazioni sindacali, delle imprese e delle istituzioni locali, mentre la popolazione tarantina segue con apprensione le possibili ricadute sul lavoro e sul territorio.