Imprese e istituzioni chiedono risposte immediate per il futuro produttivo di Taranto
La notizia della sentenza della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio, che impone la chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva entro novanta giorni e condiziona ogni ripresa produttiva alla completa bonifica degli impianti, ha determinato una reazione rapida e compatta delle organizzazioni d'impresa locali. A Taranto il provvedimento viene letto non solo come una scelta giudiziaria ma come un punto di svolta che impatta immediatamente sull'economia dell'intera provincia.
Nei giorni successivi decine di imprenditori dell'indotto hanno partecipato a un incontro convocato dalle associazioni datoriali: oltre a Confindustria e Confapi hanno preso parte Aigi, Confartigianato, Federmanager e rappresentanti delle aziende fornitrici. Dal confronto è nata la proposta di istituire un Tavolo permanente per Taranto e la decisione di aderire allo sciopero proclamato dai sindacati, segnali di una mobilitazione che unisce preoccupazioni economiche e richieste di tutela del lavoro.
“I tarantini conoscono il dolore. Ogni famiglia ha perso un parente, un amico, una persona cara. Nessuno può ignorare quello che questa città ha vissuto.”
È con queste parole, riprese dalla riflessione di Fabio Greco, presidente di Confapi Industria Taranto, che viene richiamata la storia della città e la necessità di evitare soluzioni che lascino il territorio nel vuoto. Greco pone questioni concrete che chiedono risposte immediate: l'ordinanza fotografa l'impianto così com'era nel passato o tiene conto delle trasformazioni tecnologiche e ambientali degli ultimi anni? Chi finanzierà le bonifiche? E quale progetto industriale è previsto per sostituire o trasformare l'attuale stabilimento?
Per le associazioni d'impresa la chiusura dell'area a caldo non sarebbe un evento circoscritto: potrebbe riverberarsi su parti dell'area a freddo, interrompendo commesse e mettendo a rischio posti di lavoro nell'indotto. L'attenzione è rivolta anche ai processi di transizione industriale già in corso, come l'adozione di tecnologie a minor impatto e l'installazione di impianti alternativi. Secondo gli imprenditori, una sospensione brusca rischia di interrompere il percorso di transizione ambientale avviato con le prescrizioni AIA.
- Creazione di un Tavolo permanente per gestire la transizione e le ripercussioni economiche.
- Richiesta di un piano chiaro su finanziamenti e tempistiche delle bonifiche.
- Preoccupazione per l'indotto e per potenziali ricadute occupazionali.
Dal punto di vista pratico, le domande sul tavolo sono essenziali: chi pagherà le bonifiche e con quali tempi? Esiste un progetto industriale condiviso per il dopo-ex Ilva che garantisca continuità occupazionale? Le associazioni sottolineano che la transizione non può essere una formula astratta, ma richiede risorse, governance e un cronoprogramma credibile.
La mobilitazione annunciata — con l'adesione allo sciopero — segna un salto di livello nelle azioni di pressione verso decisori nazionali e regionali. A Taranto le famiglie colpite dalla crisi economica e dal peso storico dell'inquinamento attendono risposte fattuali: non solo interventi emergenziali, ma un piano che concili tutela della salute pubblica, bonifiche efficaci e prospettive industriali sostenibili.
| Attori | Richieste principali |
|---|---|
| Confapi, Confindustria, Aigi, Confartigianato | Certezze su bonifiche, finanziamenti e progetto industriale |
| Sindacati | Tutele occupazionali e garanzie per i lavoratori |
| Istituzioni regionali e nazionali | Mediazione e risposte operative |
Il percorso che si apre è complesso: coinvolge atti giudiziari, scelte tecniche e politiche e risorse economiche. Per la città di Taranto il nodo centrale resta la compatibilità tra tutela della salute e del territorio, e la ricerca di un'alternativa industriale che non si limiti a parole ma scenda nei dettagli operativi. Nel frattempo, imprese e sindacati hanno deciso di tenere alta l'attenzione con iniziative coordinate in modo da portare sul tavolo nazionale le istanze del territorio.
La partita è appena cominciata: alla base resta la domanda che le associazioni hanno posto con forza — quale progetto e quali tempi per il futuro del sito e delle comunità che da esso dipendono?