Richieste e criticità sul fronte della gestione dei selvatici
Di fronte agli ultimi sviluppi legati alla diffusione della peste suina africana (Psa) tra i cinghiali, la rappresentanza provinciale di Libera Caccia ha formulato una serie di istanze rivolte all'Ambito territoriale di caccia. In primo piano c'è la necessità di un contributo economico e della fornitura del materiale necessario per garantire il rispetto delle procedure di biosicurezza imposte dalle autorità sanitarie.
Le norme recentemente adottate introducono protocolli rigidi per la gestione degli animali abbattuti durante le attività di controllo. Tali procedure prevedono, tra l'altro, l'utilizzo di strutture autorizzate per il deposito e la lavorazione delle carcasse, con conseguenti oneri operativi aggiuntivi per le squadre venatorie coinvolte.
"È stato cortesemente richiesta agli organi preposti la piena collaborazione delle squadre di caccia al cinghiale - spiega Gentili - . Ciò vuol dire utilizzare le strutture di caccia formalmente autorizzate dalla Asl per depositare e lavorare le carni provenienti dalle attività di controllo."
Secondo il presidente della segreteria provinciale, gli incontri recenti hanno illustrato il piano elaborato dal commissario straordinario per contenere la diffusione della Psa: il quadro, a suo avviso, è ormai a un "momento cruciale". Tuttavia emergono nodi pratici di rilievo, in particolare legati ai costi e alla disponibilità delle strutture.
Centri di raccolta e costi per i cacciatori
In provincia di Pistoia esistono diversi centri di raccolta per la selvaggina che svolgono anche funzioni per specie diverse dal cinghiale (ad esempio capriolo, daino e muflone). Per questo motivo non sempre tali centri possono essere riservati esclusivamente alle attività di controllo necessarie per la Psa. La conseguenza pratica è che ogni cacciatore potrebbe dover sostenere un esborso per accedere alle strutture autorizzate, con impatto economico sulle squadre di caccia che operano sul territorio.
- Richiesta di contributi economici per le squadre che mettono a disposizione strutture;
- Fornitura di materiali per rispettare le norme di biosicurezza;
- Uso delle strutture autorizzate dalla Asl per deposito e lavorazione delle carni.
| Voce | Problema | Richiesta |
|---|---|---|
| Strutture autorizzate | Disponibilità limitata per uso esclusivo | Contributo e gestione condivisa |
| Costi accesso | Onere per singoli cacciatori | Sostegno economico |
| Materiali biosicurezza | Necessità di dotazioni specifiche | Fornitura e finanziamento |
Impatto sul territorio e prossime mosse
Le decisioni assunte nelle prossime settimane saranno determinanti per la gestione del fenomeno sul territorio provinciale e nella Valdinievole. Per gli operatori venatori la piena collaborazione con le autorità sanitarie è già stata dichiarata, ma resta aperto il tema della sostenibilità economica delle nuove pratiche operative. Sulla base delle interlocuzioni sinora svolte, la disponibilità dei centri di raccolta verrà modulata in relazione alle esigenze dei vari gruppi venatori, ma senza soluzioni che finiscano per trasferire integralmente i costi sui singoli partecipanti.
Per cittadini e operatori agricoli la questione è di duplice natura: da una parte la necessità di contenere la diffusione della malattia per proteggere gli allevamenti; dall'altra le ricadute sul controllo del sovrannumero dei cinghiali, animale che provoca danni a coltivazioni e infrastrutture. Le istituzioni locali e gli ambiti competenti sono ora chiamati a definire meccanismi di supporto concreti, in modo da unire efficacia sanitaria e sostenibilità economica delle misure richieste alle squadre di caccia.
Resta inoltre aperta la questione della comunicazione ai cittadini e degli eventuali aggiornamenti sulle zone di intervento e sulle norme di tutela alimentare, informazioni che saranno necessarie per evitare allarmismi e per garantire la corretta applicazione delle disposizioni sanitarie.