Rete di cure primarie solida ma sotto stress
La medicina di base nella provincia di Reggio Emilia conferma una presenza diffusa sul territorio, ma secondo lo studio promosso dalla Fnp Cisl Emilia Centrale il sistema è ormai sottoposto a una pressione crescente. I fattori principali che emergono sono il numero di assistiti per medico, il progressivo invecchiamento della popolazione e il ricambio generazionale tra i professionisti.
“A Reggio Emilia la rete c’è, ma il sistema è sotto pressione: troppi assistiti per ogni medico, ricambio da programmare, Case e Ospedali di Comunità che devono diventare luoghi di cura, non punti sulla cartina.”
Il rapporto elaborato dal sindacato dei pensionati si basa su dati concreti raccolti in provincia: sono censiti 304 medici di medicina generale e il rapporto medio è di 1.510 residenti over 14 per medico, valore che supera il massimale ordinario di 1.500. Le rilevazioni territoriali evidenziano differenze tra i distretti: Scandiano, Montecchio Emilia e Castelnovo ne’ Monti restano sotto la soglia, mentre Guastalla, il capoluogo Reggio Emilia e Correggio presentano valori più elevati.
La struttura demografica degli assistiti aggrava lo squilibrio: la quota di residenti over 75 sul totale degli over 14 varia tra il 15% e il 18%, con picchi a Castelnovo ne’ Monti, Scandiano e Guastalla. Questo implica una domanda di servizi più intensa, data la maggiore prevalenza di patologie croniche e la necessità di continuità assistenziale.
Età dei medici e prospettive di ricambio
Dal punto di vista anagrafico, la classe medica mostra segni di fragilità sul fronte del ricambio: su 304 medici, 177 (58,2%) hanno tra i 26 e i 50 anni; 62 (20,4%) si collocano nella fascia 56-65 anni e 35 (11,5%) hanno 66 anni o più. Complessivamente, i 97 professionisti con almeno 56 anni rappresentano quasi il 31,9% del totale, una porzione significativa che indica la necessità di pianificare sostituzioni nei prossimi anni.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Medici di medicina generale censiti | 304 |
| Rapporto medio residenti over 14 per medico | 1.510 |
| Percentuale medici con ≥56 anni | 31,9% |
Conseguenze per i residenti e priorità operative
Gli effetti pratici per gli abitanti della provincia sono molteplici: un carico maggiore per i medici di base può tradursi in tempi d'attesa più lunghi, riduzione della disponibilità per visite domiciliari e difficoltà a garantire percorsi di cura continui per i pazienti cronici. La combinazione di alta quota di anziani e rapporto elevato assistiti/medico è particolarmente preoccupante nei distretti già segnalati come in sofferenza.
- Necessità di programmare il ricambio generazionale tra i medici di famiglia.
- Trasformare Case e Ospedali di Comunità in strutture operative, con servizi stabili sul territorio.
- Rafforzare i servizi per la presa in carico delle patologie croniche e la continuità assistenziale.
Il sindacato sottolinea inoltre il proprio ruolo: non come ente gestore, ma come portavoce delle esigenze delle persone assistite e dei pensionati. Da questo punto di vista, la ricerca è pensata per mettere in evidenza le criticità e indicare interventi da affrontare con le istituzioni sanitarie locali.
Per i cittadini, la lettura del rapporto offre elementi utili per capire dove si concentrano i maggiori rischi sul fronte dell'accesso alle cure primarie e quali distretti potrebbero avvertire maggiormente gli effetti di un insufficiente ricambio di medici. Rimane aperta la questione delle politiche locali da mettere in campo per attrarre giovani medici e potenziare le strutture territoriali, oltre a misure organizzative volte a garantire continuità e qualità dell'assistenza.
In assenza di interventi mirati, la pressione sulla medicina generale nella provincia rischia di aumentare nei prossimi anni, con impatti concreti sulla gestione delle cronicità e sulla capacità di risposta primaria alle esigenze di salute della popolazione.