Artigianato: Reggio Emilia in cima alla regione ma con segnali di allarme
La provincia di Reggio Emilia si conferma un polo di artigianato: secondo l'analisi dell'area studi e ricerche della CNA, basata su dati ISTAT, la quota di imprese artigiane sul totale delle attività attive è del 30,7%. Si tratta del quinto valore più alto in Italia e del primo nell'Emilia-Romagna.
Il dato, però, non è del tutto positivo: nell'ultimo decennio l'incidenza delle imprese artigiane è scesa di 3,9 punti percentuali (dal 2014 al 2023), una flessione che, pur non annullando il ruolo centrale del settore, segnala criticità strutturali.
"Questa fotografia racconta Reggio Emilia come un territorio nel quale l'artigianato continua a essere una componente essenziale dell'economia, che sostiene occupazione, comunità, filiere produttive e qualità del Made in Italy"
La dichiarazione è del presidente di CNA Reggio Emilia, Andrea Trinelli, che nelle osservazioni pubblicate sottolinea anche il problema del ricambio generazionale: numerose imprese solide rischiano la chiusura perché mancanti di giovani intenzionati a subentrare o di personale qualificato.
Il rapporto mette in evidenza come la composizione territoriale cambi notevolmente in Italia: province come Nuoro, Cuneo, Fermo e Asti mostrano percentuali vicine o superiori al 31%, mentre le grandi aree metropolitane registrano valori molto più bassi (Napoli 10,3%, Roma 12,2%, Milano 15%).
- Reggio Emilia: 30,7% di imprese artigiane
- Calo provinciale 2014-2023: -3,9 punti
- Criticità: ricambio generazionale, mancanza di personale qualificato
| Provincia | Incidenza % imprese artigiane |
|---|---|
| Nuoro | 31,7 |
| Cuneo | 31,5 |
| Fermo | 31,3 |
| Asti | 31,1 |
| Reggio Emilia | 30,7 |
| Napoli | 10,3 |
| Roma | 12,2 |
| Milano | 15,0 |
Per la provincia il valore numerico significa una rete fitta di micro e piccole imprese impegnate nella manifattura, nelle lavorazioni conto terzi, nei servizi e nelle produzioni di qualità. Questo tessuto sostiene non solo occupazione, ma anche filiere locali e l'immagine del Made in Italy all'estero.
Le preoccupazioni espresse da CNA riguardano le conseguenze pratiche della diminuzione di attività artigiane: perdita di competenze tecniche, indebolimento delle filiere produttive locali e possibile impatto sul mercato del lavoro giovanile. Trinelli chiede interventi mirati soprattutto sul fronte della formazione professionale, per allineare le competenze disponibili con le esigenze delle imprese e favorire il passaggio generazionale.
Per i decisori locali e regionali il tema richiede risposte coordinate: politiche attive per l'apprendistato, incentivi al trasferimento d'impresa, investimenti nella formazione tecnica e nei centri di eccellenza. Per le comunità della provincia si tratta di preservare un patrimonio produttivo che ha radici storiche e ricadute concrete sull'economia quotidiana.
Resta aperta la sfida per mantenere e rinnovare il ruolo dell'artigianato a Reggio Emilia: i numeri confermano la centralità del settore, ma indicano anche la necessità di politiche che favoriscano il ricambio e la valorizzazione delle competenze.