Un quadro che peggiora: i numeri che colpiscono la provincia
Il mercato del lavoro nella provincia di Forlì-Cesena mostra segnali di deterioramento e una difficoltà crescente nel trasformare le assunzioni in rapporti stabili. Lo segnala uno studio della Uil che, sulla base di dati Istat, Inps e Sviluppo Lavoro Italia relativi al biennio 2024-2025, delinea una tendenza che colpisce in modo particolare donne e giovani.
Tra gli elementi più evidenti emergono:
- un aumento del tasso di disoccupazione provinciale, passato dal 3,5% del 2024 al 4,6% del 2025, con gli occupati disoccupati che salgono da circa 6.000 a 9.000 persone;
- un divario di genere nell'occupazione e nell'attività: lavora il 79% degli uomini contro il 61,9% delle donne; il tasso di inattività femminile raggiunge il 34,5%;
- una forbice salariale marcata: il reddito medio annuo registrato dall'Inps è di 26.669 euro per gli uomini e di 18.419 euro per le donne, un divario di oltre il 30%;
- un livello molto elevato di precarietà: nel 2025 l'incidenza dei contratti a termine è arrivata all'86,6%;
- segnali di difficoltà produttiva: aumento delle ore di cassa integrazione straordinaria del 16,3% e diminuzione delle ore di cassa integrazione ordinaria del 9,7%.
| Voce | 2024 | 2025 |
|---|---|---|
| Tasso di disoccupazione | 3,5% | 4,6% |
| Disoccupati (valori assoluti) | 6.000 | 9.000 |
| Occupazione uomini | 79% | |
| Occupazione donne | 61,9% | |
| Retribuzione media annuale (uomini) | 26.669 € | |
| Retribuzione media annuale (donne) | 18.419 € | |
| Contratti a termine (incidenza) | 86,6% | |
| Cassa integrazione straordinaria (variazione) | +16,3% | |
| Cassa integrazione ordinaria (variazione) | -9,7% | |
Chi paga il prezzo più alto: donne, giovani e settori a bassa stabilità
I dati raccolti indicano una difficoltà sistemica nel garantire lavoro di qualità: le assunzioni ci sono, ma la stabilizzazione è rara. Per le donne il problema è duplice: non solo un tasso di partecipazione al mercato del lavoro inferiore rispetto agli uomini, ma anche una retribuzione media significativamente più bassa. Il divario retributivo registrato dall'Inps nella provincia supera il 30%, una forbice che si somma al maggior tasso di inattività femminile, con più di una donna su tre che non è né occupata né in cerca di lavoro.
I giovani risentono della diffusione dei rapporti a termine: l'alta incidenza dei contratti a termine (86,6%) scarica l'incertezza economica sulle fasce più giovani della popolazione e penalizza la possibilità di programmazione familiare e abitativa. Tra i settori maggiormente coinvolti figurano turismo e servizi, che nella nostra provincia compongono una quota rilevante dell'occupazione stagionale e flessibile.
Impatto per il territorio e possibili ricadute
Il peggioramento dei principali indicatori occupazionali ha ricadute concrete sulla vita quotidiana dei cittadini e sull'economia locale. Maggiore disoccupazione e precarietà possono comportare:
- riduzione dei consumi locali e pressione sulle reti di assistenza sociale;
- difficoltà di attrazione e mantenimento di competenze sul territorio;
- maggiore vulnerabilità per famiglie monoreddito e lavoratrici con carichi di cura;
- incremento delle tensioni sulla tenuta delle piccole e medie imprese, già esposte alle oscillazioni stagionali.
Il quadro sulla cassa integrazione, con l'aumento delle ore straordinarie e la diminuzione di quelle ordinarie, suggerisce inoltre che alcune imprese stiano attraversando fasi di criticità produttiva che non si traducono immediatamente in licenziamenti ma che segnalano fragilità.
Le reazioni e le richieste sindacali
Le sedi provinciali della Uil hanno definito i dati non come un'emergenza improvvisa, ma come l'evidenza di una tendenza strutturale. Alla luce di queste evidenze il sindacato conferma l'impegno su alcune battaglie storiche, tra le quali la richiesta di parità salariale e interventi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Tra le iniziative già avviate vi sono campagne di sensibilizzazione contro il lavoro non dichiarato e proposte per politiche attive in grado di favorire percorsi di stabilizzazione.
Per i decisori locali e regionali la sfida sarà conciliare misure di breve termine — finalizzate a contrastare la precarietà e sostenere le famiglie in difficoltà — con interventi strutturali volti ad aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro e a migliorare la qualità delle occupazioni offerte sul territorio.
Informazioni pratiche per i cittadini
Chi è alla ricerca di lavoro o è interessato a verificare la propria posizione contributiva o retributiva può rivolgersi ai servizi territoriali dei sindacati e agli sportelli della rete di politiche attive finanziate dalla Regione. Per le lavoratrici che sospettano discriminazioni retributive o condizioni contrattuali irregolari, i sindacati locali rappresentano un punto di riferimento per consulenza e assistenza sindacale.
In assenza di interventi mirati, il rischio è che la provincia paghi a lungo termine le conseguenze di una crescita basata su lavori instabili e su una persistente disuguaglianza di genere che limita il pieno sfruttamento del capitale umano presente sul territorio.
Articolo redatto sulla base dello studio Uil per il biennio 2024-2025, dati Istat, Inps e Sviluppo Lavoro Italia.