Un centro storico in affanno, l’idea di una svolta
Riconvertire i locali sfitti del centro storico di Viterbo in una mostra diffusa e permanente dedicata alla promozione, alla memoria e alla storia della Tuscia. È la proposta avanzata da Bengasi Battisti per contrastare la progressiva rarefazione delle attività commerciali nelle principali arterie della città. L’obiettivo dichiarato è duplice: rianimare la vita economica delle vie storiche e rafforzare l’immagine del capoluogo come porta d’accesso al patrimonio produttivo e culturale dell’intera provincia.
Il centro storico «sta vivendo un doloroso e evidente spopolamento commerciale. Le serrande abbassate in assi viari del centro fondamentali come via del Corso, via dell'Orologio Vecchio o via Saffi non sono solo un danno economico, ma compromettono l'immagine e la vivibilità della nostra splendida città medioevale».
L’analisi individua una criticità nota ai residenti e ai visitatori: l’effetto a catena della desertificazione commerciale, che incide sulla sicurezza percepita, sui flussi pedonali, sulla qualità urbana e sull’attrattività turistica. La proposta punta a invertire la tendenza con un uso temporaneo e funzionale degli spazi, trasformandoli in nodi di un racconto unitario della Tuscia.
La cornice: capoluogo come vetrina della provincia
Nel ragionamento, Viterbo viene chiamata ad assumere un ruolo di rappresentanza territoriale, facendosi portavoce delle produzioni, della storia e delle memorie dei comuni della provincia. L’idea è quella di dare ai locali sfitti una funzione stabile e riconoscibile, capace di connettere i produttori a chilometro zero, gli artigiani e i circuiti culturali con il pubblico cittadino e con i turisti, evitando che gli spazi restino vuoti per periodi prolungati.
«La risposta non può essere l'attesa passiva di modelli commerciali ormai superati, serve un cambio di paradigma: trasformare i locali vuoti del capoluogo in una mostra diffusa e permanente di promozione, memoria e storia per l'intero territorio della Tuscia».
Si immagina così un mosaico di micro-poli tematici in grado di raccontare cultura materiale e tradizioni locali, con benefici attesi su indotto, presenze, presidio sociale e percezione di qualità del centro storico.
Il patto strategico proposto
La proposta invoca un accordo operativo tra amministrazione comunale, proprietari immobiliari e associazioni di categoria, definito su tre punti. Due di questi sono stati descritti nel dettaglio:
- Botteghe e spazi di filiera: concessione di locali a canoni agevolati a piccoli produttori della provincia, dall’olio extravergine ai formaggi dei Cimini, fino ai vini locali, così da garantire un punto stabile nel capoluogo senza oneri insostenibili.
- Esposizione permanente dell’artigianato e della memoria: riconversione delle ex attività in luoghi dove ceramisti e artigiani della pietra e del legno possano mostrare il proprio saper fare, affiancando alla vendita materiali di documentazione (fotografie, racconti, testimonianze) sulle feste e sulle tradizioni storiche dei borghi della Tuscia.
Il terzo punto evocato nella proposta non è dettagliato nella documentazione disponibile. Resta comunque centrale l’impostazione di metodo: coinvolgere i proprietari per ridurre la vacanza dei locali, sostenere il tessuto produttivo e valorizzare il capitale identitario della provincia.
Dove intervenire e perché: gli assi sensibili
Tra le zone indicate come prioritarie compaiono via del Corso, via dell’Orologio Vecchio e via Saffi, corridoi pedonali che disegnano i flussi principali tra i poli monumentali e le aree di servizio del centro. Qui l’effetto delle serrande abbassate si traduce in minore permanenza, calo dell’attrattività commerciale e perdita di vivibilità. Inserire spazi attivi e riconoscibili in questi assi potrebbe favorire continuità e sicurezza, intercettando sia la domanda dei residenti sia quella dei visitatori.
Impatto atteso e potenziali ricadute
Se attuata, l’iniziativa potrebbe incidere su diversi fronti:
- Economico: opportunità per microimprese agricole e artigiane della Tuscia, con accesso al mercato cittadino a costi calmierati.
- Urbano: riattivazione di vetrine e spazi, presidio del suolo pubblico, aumento della qualità percepita su strade strategiche.
- Culturale: narrazione continua delle tradizioni locali, integrazione tra vendita, didattica e memoria.
- Turistico: proposta esperienziale coerente con l’identità del territorio, utile a prolungare la permanenza in città.
La condizione abilitante resta un quadro di incentivi e regole capace di tenere insieme le esigenze dei proprietari e quelle degli operatori, evitando competizione sleale con il piccolo commercio tradizionale e definendo con chiarezza criteri di accesso, durata delle concessioni e modalità di allestimento.
Gli elementi della proposta in sintesi
| Elemento | Obiettivo |
|---|---|
| Canoni agevolati a produttori locali | Ridurre i costi d’ingresso e presidiare i locali sfitti |
| Spazi per artigiani e memorie | Valorizzare saperi e tradizioni, affiancare vendita e racconto |
| Patto tra Comune, proprietari, categorie | Coordinare regole, tempi e strumenti per l’attuazione |
Prossimi passi possibili
Per trasformare l’idea in progetto operativo serviranno interlocuzioni formali con gli attori coinvolti e una definizione di strumenti: dall’eventuale canone calmierato a forme di comodato, fino a linee guida per allestimenti e sicurezza. Cruciale anche il coordinamento con le associazioni di categoria per integrare la rete esistente e scongiurare sovrapposizioni. Un cronoprogramma sperimentale, su un perimetro limitato e per un periodo definito, potrebbe permettere di misurare effetti e replicabilità.
In attesa di sviluppi, il confronto apre un tema che tocca da vicino residenti, esercenti e proprietari: come restituire al centro storico di Viterbo funzioni vive e una presenza quotidiana, riconnettendo economia, cultura e memoria della Tuscia.