Un ritrovamento che restituisce visibilità a un pezzo di storia cittadina
L’intervento di restauro sulla cappella mariana dell’ex chiesa di Santa Maria delle Fortezze, a ridosso delle mura di Viterbo, ha riportato alla luce immagini sacre e decorazioni che erano cadute nell’oblio dopo decenni di degrado. La chiesa, edificata nel XVI secolo per volontà del vescovo Ottaviano Riario, conserva oggi una delle quattro cappelle superstiti delle otto originarie.
I lavori pittorici, promossi dalla Soprintendenza ABAP per la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, sono stati affidati alla cooperativa romano-torinese Koinè. Le restauratrici coinvolte, Mariangela Santella e Cristiana Luberto, con il contributo di Riccardo Vettraino per il consolidamento precedente, hanno concluso gli interventi «lo scorso mese di luglio», restituendo alla fruizione pubblica scene che raccontano i momenti salienti della vita della Vergine.
Contesto storico e danni subiti
La storia del luogo è legata a una tradizione devozionale precedente alla fabbrica rinascimentale: sull’area sorgeva un sacello noto come Beata Maria della Fortezza, vicino alla Bastia costruita nel 1077. La nuova chiesa fu solennemente avviata il 21 giugno 1514. Tuttavia, la struttura subì danni gravissimi durante i bombardamenti alleati del 26 maggio 1944, che la lasciarono in stato di rudere; da allora solo parti dell’edificio, e alcune cappelle, sono sopravvissute.
- Opera di recupero: restauro pittorico e consolidamento delle superfici decorative.
- Soggetti coinvolti: Soprintendenza ABAP, Provincia di Viterbo, Cooperativa Koinè, restauratrici Santella e Luberto, consolidamento a cura di Vettraino.
- Risultato: recupero della raffigurazione dell’Annunciazione e di altre scene mariane al centro della cappella.
Impatto locale e valore culturale
Il recupero delle pitture mette a disposizione della città un tassello importante della memoria artistica e religiosa, rafforzando il patrimonio storico attorno alle mura cittadine. Per i residenti e per i visitatori significa la possibilità di osservare dettagli iconografici che collegano la comunità a pratiche devozionali radicate nel tempo.
La conservazione di questi elementi non è un’operazione esclusivamente estetica: il lavoro svolto consente di preservare materiali e tecniche pittoriche antiche, utili anche per futuri studi storico-artistici. Il ruolo della Soprintendenza e della cooperativa incaricata è centrale: il coordinamento tra istituzioni e restauratori ha permesso di restituire integrazione visiva a una porzione della chiesa prima oscurata dal degrado.
| Evento | Data o informazione |
|---|---|
| Posa della prima pietra | 21 giugno 1514 |
| Costruzione della Bastia (contesto) | 1077 |
| Danni da bombardamenti | 26 maggio 1944 |
| Conclusione restauro pittorico | lo scorso mese di luglio |
La chiave devota e storica del luogo rimane un elemento di forte richiamo per la comunità viterbese: il lavoro di restauro non solo tutela materiali fragili, ma rinnova l’offerta culturale della città, alimentando percorsi di conoscenza che comprendono la storia urbanistica e religiosa di Viterbo.
Rimangono aperti i passaggi amministrativi e logistici per la fruizione pubblica duratura delle superfici restaurate; il coinvolgimento della Soprintendenza è garanzia di un percorso di tutela che potrebbe favorire ulteriori interventi nelle strutture superstiti dell’ex chiesa.