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Scritta “Casa del Balilla” sul Buratti: protesta e tensione intorno al restauro della facciata

La comparsa, durante i lavori, di lettere riconducibili alla dicitura “Casa del Balilla” sopra le finestre del liceo classico Mariano Buratti ha suscitato un sit‑in e richieste ufficiali di contestualizzazione storica da parte di studenti, docenti e associazioni locali.

Scritta “Casa del Balilla” sul Buratti: protesta e tensione intorno al restauro della facciata
©Illustrazione IA Daniele Brizi / we-news.com

Proteste a Viterbo per la scritta riemersa durante i lavori al liceo Buratti

È diventata motivo di discussione pubblica a Viterbo la scritta emersa, seppur parzialmente, sul prospetto dell’edificio che ospita il liceo classico Mariano Buratti, in via Tommaso Carletti. I lavori di restauro in corso hanno lasciato intravedere alcune lettere dipinte sulla facciata curva dell’edificio, elemento che ha provocato la reazione di studenti, insegnanti e associazioni cittadine, riuniti in un sit‑in di protesta.

La Provincia di Viterbo, proprietaria dell’immobile, ha finanziato l’intervento con fondi europei e la Soprintendenza ha seguito la pratica autorizzativa. Nel corso degli interventi sono emersi elementi storici della struttura che richiedono particolare attenzione per la tutela dei beni vincolati. In attesa del completamento dei lavori e della rimozione dei teloni che nascondono la nuova facciata, la visibilità parziale della scritta ha reso visibile un conflitto tra memoria storica e identità contemporanea dell’istituto.

“Abbiamo chiesto di attenuare il colore della scritta e di installare un pannello che contestualizzi sia la figura di Buratti sia la storia dell’edificio”

La dichiarazione è di Manuel Mechelli, capo ufficio di gabinetto della Provincia di Viterbo, che ha spiegato come la Soprintendenza intervenga con prescrizioni specifiche quando autorizza lavori su immobili soggetti a vincolo. Tra le prescrizioni citate risultano indicazioni sul tipo di intonaco da impiegare e la nomina di un restauratore presente negli archivi della Soprintendenza, figure ritenute necessarie per interventi su beni storico‑architettonici.

Lo stabile, costruito tra il 1930 e il 1931 su iniziativa dell’Opera Balilla, venne successivamente utilizzato, a partire dal 1937, come sede della Gioventù italiana del littorio. La presenza di queste tracce storiche rende il restauro un tema che va oltre la sola manutenzione: tocca la conservazione del patrimonio e la rappresentazione pubblica del passato.

  • Chi protesta: studenti, docenti e associazioni locali, riuniti in un sit‑in.
  • Cosa chiedono: attenuazione del colore della scritta e installazione di un pannello esplicativo che colleghi la figura di Mariano Buratti alla storia dell’edificio.
  • Chi coordina il restauro: Provincia di Viterbo con monitoraggio della Soprintendenza.

La questione è stata riportata anche dalla stampa locale, suscitando dibattito sui canali d’informazione della provincia. I teli di protezione usati per i lavori, mossi dal vento, hanno più volte lasciato intravedere la scritta, contribuendo all’amplificazione della vicenda prima che i teloni fossero riposizionati per coprire interamente la parete.

Per gli abitanti e per la comunità scolastica la disputa non riguarda soltanto l’estetica della facciata, ma l’adeguata rappresentazione della memoria storica in un edificio che oggi è luogo di formazione. Le richieste avanzate dalla comunità scolastica puntano a una soluzione che contempli la tutela archettetonica e la necessaria contestualizzazione storica, evitando simbolismi incontestati sulla facciata di un istituto intitolato alla memoria di un partigiano.

AnnoEvento
1930-1931Costruzione dell’edificio su iniziativa dell’Opera Balilla
1937Utilizzo come sede della Gioventù italiana del littorio

Resta da chiarire il calendario preciso per la conclusione dei lavori e le eventuali misure che la Provincia e la Soprintendenza adotteranno per rispondere alle richieste di contestualizzazione. I prossimi giorni potrebbero vedere nuovi incontri tra amministrazione provinciale, dirigenti scolastici e rappresentanti della comunità per trovare una soluzione che salvaguardi il valore storico del bene senza lasciare margine a fraintendimenti simbolici sulla funzione attuale dell’istituto.

La vicenda pone un tema più ampio sulla gestione dei segni lasciati dal passato in spazi pubblici che oggi ospitano funzioni civili e formative: come bilanciare conservazione, trasparenza storica e percezione pubblica? A Viterbo la domanda sarà al centro del confronto istituzionale e sociale nelle settimane a venire.

Daniele Brizi
Daniele IA Corrispondente dalla provincia di Viterbo online

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