Accuse di abusi prolungati, intervento dei carabinieri
Una famiglia di Castellarano è al centro di un'indagine dei carabinieri locali dopo che una donna di 30 anni ha raccontato di aver subito per mesi comportamenti persecutori e violenti da parte del compagno, coetaneo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le vessazioni sarebbero andate avanti per oltre un anno e in più occasioni si sarebbero consumate alla presenza del figlio, che non ha ancora tre anni.
La denuncia della vittima ha attivato accertamenti e misure cautelari a tutela della donna e del minore: l'uomo è stato allontanato dall'abitazione e sottoposto a una serie di divieti finalizzati a interrompere qualsiasi contatto con la vittima e con i suoi familiari più prossimi.
Modalità delle presunte violenze
Secondo gli elementi raccolti dai carabinieri della Stazione di Castellarano, la condotta contestata all'indagato comprendeva atteggiamenti di controllo ossessivo e gesti di natura fisica. Tra le azioni segnalate figurano limitazioni alla libertà di movimento della donna, ripetute telefonate e videochiamate, umiliazioni verbali e aggressioni fisiche quali schiaffi e strette al collo.
"Ti ammazzo, non ti lascerò mai il bambino"
In alcuni episodi, l'uomo avrebbe impugnato un coltello mentre pronunciava minacce di morte; inoltre avrebbe usato frasi offensive anche alla presenza del figlio, inducendolo a ripetere gli stessi insulti rivolti alla madre.
Provvedimenti adottati
Alla luce dell'escalation degli ultimi giorni, con aggravamento delle intimidazioni nel momento in cui la donna ha voluto formalizzare la separazione e stabilire l'affidamento del bambino, sono stati applicati provvedimenti cautelari urgenti. Le misure hanno lo scopo di garantire la sicurezza della vittima e di impedire che l'indagato possa avvicinarsi o comunicare con lei.
- Allontanamento dall'abitazione familiare e divieto di rientro;
- Divieto di comunicazione con la donna mediante qualsiasi mezzo;
- Divieto di avvicinamento a meno di 1.500 metri dalla vittima, dal minore e dai luoghi frequentati dalla famiglia;
- Monitoraggio mediante braccialetto elettronico.
| Fase | Elemento temporale | Misura |
|---|---|---|
| Inizio delle vessazioni | Primi mesi del 2025 | Controlli ossessivi, telefonate e umiliazioni |
| Escalation | Primi giorni di settembre 2026 | Minacce gravi, rischi per la sicurezza |
| Intervento | Dopo la denuncia | Allontanamento, divieto 1.500 m, braccialetto elettronico |
Impatto locale e indicazioni pratiche
Il caso riporta all'attenzione la necessità di percorsi di tutela per le vittime di violenza domestica anche nella provincia reggiana. Le forze dell'ordine e i servizi socio-sanitari locali svolgono un ruolo chiave nell'accogliere le denunce e nel proporre misure di protezione immediate. Chi si trova in situazioni analoghe può rivolgersi ai carabinieri, alla polizia o ai servizi sociali del proprio Comune; esistono inoltre numeri di emergenza e centri antiviolenza che offrono supporto legale, psicologico e assistenza pratica per il percorso di fuoriuscita dalla situazione di rischio.
Le autorità hanno avviato gli accertamenti del caso. L'inchiesta chiarirà ora la dinamica degli episodi denunciati e la sussistenza degli estremi per eventuali provvedimenti penali a carico dell'indagato.