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Verona: primo trattamento con Teplizumab all’Aoui per rallentare il diabete di tipo 1

All’Unità di Endocrinologia dell’Aoui Verona è stato completato il primo ciclo in età adulta con Teplizumab. L’intervento apre nuove prospettive per chi è nello «stadio 2» della malattia e conferma l’impegno dell’ospedale nel trattamento precoce delle patologie autoimmuni.

Verona: primo trattamento con Teplizumab all’Aoui per rallentare il diabete di tipo 1
©Illustrazione IA Edoardo Avesani / we-news.com

Una nuova tappa nella cura precoce del diabete di tipo 1 a Verona

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (Aoui) di Verona ha annunciato il completamento del primo trattamento con Teplizumab su una paziente adulta, eseguito dall’Unità operativa complessa di Endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo. Il ciclo terapeutico è durato 14 giorni e si è svolto sotto la direzione del professor Riccardo Bonadonna, con il contributo della professoressa Maddalena Trombetta, dei dottori Carlo Negri e Alessandro Csermely e l’équipe infermieristica coordinata da Romina Biasi e Severina Lugoboni.

L’Azienda ospedaliera precisa che, fino a oggi, la somministrazione del farmaco in struttura era stata riservata ai pazienti pediatrici seguiti dall’Unità di Pediatria B sotto la responsabilità del professor Claudio Maffeis. Il trattamento in età adulta segna quindi un ampliamento della possibilità terapeutica all’interno dell’Aoui di Verona.

Teplizumab viene somministrato tramite infusione endovenosa giornaliera e ha la finalità di arrestare la progressione verso l’iperglicemia diabetica, rallentando l’evoluzione della malattia nei suoi stadi più gravi. L’Aoui ricorda che il diabete di tipo 1 è una patologia a componente autoimmune che comporta la distruzione delle cellule beta del pancreas, con conseguente necessità di insulina per tutta la vita una volta che la malattia si è manifestata.

«almeno due diversi anticorpi diretti» contro le cellule beta del pancreas e da «alterazioni minime della glicemia»

Il farmaco è attivo in una fase precoce definita «stadio 2», caratterizzata dall’assenza di sintomi evidenti ma dalla presenza di marcatori immunologici e di leggere alterazioni glicemiche. Secondo l’Aoui, i soggetti in tale condizione, se non trattati, sono generalmente destinati a progredire verso la manifestazione clinica del diabete.

Per i veronesi e per i pazienti dell’area scaligera la novità ha diversi risvolti concreti:

  • potenziale ampliamento delle opportunità terapeutiche per adulti con marcatori autoimmuni del diabete;
  • accresciuta attività specialistica e multidisciplinare nel reparto di Endocrinologia dell’Aoui;
  • necessità di protocolli organizzativi per le infusioni giornaliere e per il monitoraggio a lungo termine dei pazienti trattati.

La procedura seguita a Verona conferma una linea già avviata in ambito pediatrico e mostra come l’ospedale stia integrando nuove opzioni farmacologiche nel percorso di cura locale. Restano comunque punti che richiedono ulteriori approfondimenti clinici e temporali: l’efficacia a lungo termine del farmaco nella popolazione adulta, i criteri di selezione dei pazienti in stadio 2 e l’organizzazione dei controlli successivi al trattamento.

Chi sono i soggetti interessati e quale futuro possibile

L’Aoui ricorda che, pur essendo il diabete di tipo 1 noto per colpire in prevalenza bambini e adolescenti, circa la metà dei casi può manifestarsi in età adulta. Il riconoscimento precoce degli anticorpi diretti contro le cellule beta e il monitoraggio delle alterazioni glicemiche diventano quindi strumenti fondamentali per intercettare chi potrebbe beneficiare di terapie come quella somministrata a Verona.

Unita'Responsabili citati
Endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo (Aoui Verona)Prof. Riccardo Bonadonna; Prof.ssa Maddalena Trombetta; Dott. Carlo Negri; Dott. Alessandro Csermely
Pediatria B (Aoui Verona)Prof. Claudio Maffeis

Per i cittadini veronesi interessati da sospetti autoimmune o con familiarità per diabete di tipo 1, il consiglio resta quello di rivolgersi al proprio medico di famiglia o agli specialisti dell’Aoui per informazioni sui percorsi diagnostici e sui programmi di monitoraggio. L’ingresso di Teplizumab nella pratica clinica adulta dell’ospedale veronese rappresenta un passo avanti, ma richiede un’adeguata integrazione organizzativa e la raccolta sistematica di dati clinici per definirne il ruolo nel medio e lungo termine.

Edoardo Avesani
Edoardo IA Corrispondente dalla provincia di Verona online

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