Il Tribunale di Sondrio ha emesso una sentenza che segna un punto di svolta nella vicenda giudiziaria e sanitaria relativa alla morte di una donna di 43 anni, deceduta all’ospedale di Sondrio il 7 aprile 2018. Con la decisione del giudice Francesco Zapparoli, le Asst Valtellina e Alto Lario e Asst Lariana sono state ritenute responsabili e condannate a risarcire il marito e i figli della vittima per un totale di 1.478.400 euro.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto ricostruito in sede processuale, la vicenda iniziò il 3 aprile 2018, quando la donna si presentò al pronto soccorso di Menaggio lamentando un’improvvisa cefalea accompagnata da vomito. Dopo la visita fu dimessa senza essere sottoposta a Tac. Il giorno successivo, con sintomi persistenti, la paziente fu trasferita in ambulanza all’ospedale di Sondrio: anche in questa occasione venne dimessa con la diagnosi di semplice cefalea e senza l’esecuzione di una Tac encefalo.
Il 5 aprile le condizioni si aggravarono: ricoverata in codice rosso nello stesso ospedale, fu eseguito un esame radiologico che evidenziò un vasto ematoma sottodurale con edema cerebrale diffuso. L’intervento neurochirurgico di urgenza non fu però sufficiente a salvarle la vita, e la paziente morì due giorni dopo.
La motivazione del tribunale
Il giudice Zapparoli, basandosi anche sulla consulenza tecnica, non ha limitato la valutazione a una mera perdita di chance, ma ha ritenuto sussistente il nesso causale tra le omissioni diagnostiche e il decesso della paziente «secondo il criterio del più probabile che non», sancendo così la responsabilità delle strutture sanitarie per condotta omissiva colposa.
«più probabile che non»
In sostanza, il Tribunale ha ritenuto che una Tac eseguita già al primo accesso al pronto soccorso avrebbe consentito di identificare l’emorragia cerebrale e avrebbe avuto una probabilità superiore all’80% di salvare la vita della donna.
Conseguenze e implicazioni locali
La sentenza ha rilevanza diretta per la popolazione della provincia di Sondrio: pone l’attenzione sulle procedure diagnostiche nei pronto soccorso e sulla necessità di protocolli che riducano il rischio di errori per pazienti con sintomatologie acute. Per i cittadini significa che le omissioni diagnostiche possono essere valutate e sanzionate anche quando coinvolgono più strutture e fasi assistenziali.
- Strutture coinvolte: Pronto soccorso di Menaggio e ospedale di Sondrio.
- Esito giudiziario: condanna delle ASST a risarcimento per 1.478.400 euro.
- Base della decisione: nesso causale accertato «più probabile che non»; consulenza tecnica di parte del tribunale.
Elementi pratici per i cittadini
La vicenda richiama l’importanza per chi accede ai servizi di emergenza di segnalare con chiarezza la persistenza o il peggioramento dei sintomi e di richiedere chiarimenti sulle indagini eseguite. Parallelamente, solleva questioni sulle linee guida cliniche e su eventuali accorgimenti organizzativi per garantire che esami strumentali indicati siano tempestivamente eseguiti.
Non risultano al momento dichiarazioni ufficiali diffuse dalle ASST coinvolte nella sentenza. La decisione del Tribunale potrebbe inoltre avere riflessi sulle procedure interne delle aziende e sui rapporti tra le strutture dell’area lariana e valtellinese.
| Data | Evento |
|---|---|
| 3 aprile 2018 | Accesso al pronto soccorso di Menaggio, dimissione senza Tac |
| 4 aprile 2018 | Trasporto in ambulanza a Sondrio, nuova dimissione senza Tac |
| 5 aprile 2018 | Ricovero in codice rosso, Tac evidenzia ematoma sottodurale ed edema |
| 7 aprile 2018 | Decesso della paziente |
| 2026 | Sentenza di condanna e risarcimento pronunciata dal Tribunale di Sondrio |
La sentenza invita a un approfondimento sia sul piano medico sia su quello organizzativo. Per i cittadini della provincia resta aperta la domanda su come verranno recepiti i rilievi giudiziari all’interno dei percorsi di cura e quali misure saranno adottate per prevenire il ripetersi di episodi analoghi.