Un gigante nascosto nell'Universo antico
Un gruppo internazionale di astronomi ha pubblicato su Science uno studio che segnala la presenza di un buco nero quiescente al centro della galassia MRG-M0138, situata a oltre 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Il lavoro, guidato da Andrew Newman della Carnegie Science e con Richard Ellis dell'University College London tra gli autori principali, stima una massa del buco nero pari a circa 6 miliardi di masse solari.
Per gli abitanti di Massa e della provincia, la notizia assume valore come testimonianza delle capacità odierne dell'astronomia moderna: osservare e misurare oggetti estremi a epoche in cui l'Universo era solo una frazione della sua età attuale.
Metodo e importanza della misura
Il buco nero è definito «quiescente» o «addormentato» perché non mostra evidenze di attività intensa — ovvero non sta accumulando materia in quantità tale da generare un nucleo galattico estremamente luminoso come un quasar. La sua presenza è quindi dedotta attraverso gli effetti gravitazionali sulle stelle circostanti.
- La massa è stata stimata tramite la dynamica stellare, che analizza il moto collettivo delle stelle al centro della galassia.
- Una lente gravitazionale ha permesso di aumentare la risoluzione e osservare dettagli non altrimenti accessibili a tale distanza.
- Prima di questa ricerca, la galassia più distante studiata con tecniche simili si trovava a circa 700 milioni di anni luce.
La dinamica stellare sfrutta le variazioni di velocità e distribuzione orbitale delle stelle: la gravità di un buco nero massiccio influenza in modo misurabile questi parametri, consentendo stime sulla massa dell'oggetto centrale.
Contesto scientifico e limiti della scoperta
La determinazione della massa di un oggetto che non emette luce direttamente è sempre complessa e richiede dati di alta qualità e modelli dinamici accurati. Nel caso di MRG-M0138, la combinazione di osservazioni potenziate dalla lente gravitazionale e l'analisi dettagliata dei moti stellari ha reso possibile una stima che colloca il buco nero nella fascia delle masse più elevate note per epoche così remote.
Va ricordato che l'espressione «6 miliardi di masse solari» indica una quantità di massa pari a circa 6 miliardi di volte la massa del Sole, non una misura diretta delle dimensioni fisiche come raggio o diametro. I buchi neri, infatti, sono caratterizzati principalmente dalla loro massa, carica e momento angolare, mentre la loro osservazione diretta rimane difficoltosa se non sono attivi.
Perché la scoperta interessa anche i lettori locali
Al di là dell'interesse puramente scientifico, scoperte di questo tipo contribuiscono alla comprensione delle fasi formative delle galassie e dei nuclei galattici nell'Universo primordiale. Per i lettori di Massa, rappresentano un esempio di come la ricerca internazionale progredisca attraverso collaborazioni e tecniche osservative avanzate, e di come strumenti concettuali (come la lente gravitazionale) possano ampliare la nostra visione del cosmo.
| Voce | Valore riportato |
|---|---|
| Galassia | MRG-M0138 |
| Distanza | Oltre 10 miliardi di anni luce |
| Massa stimata | Circa 6 miliardi di masse solari |
| Rivista | Science (giugno 2026) |
| Autori principali | Andrew Newman; Richard Ellis |
La ricerca rappresenta un passo nella mappatura dei buchi neri supermassicci nelle fasi iniziali dell'Universo e mostra come, anche senza emissioni luminose evidenti, sia possibile inferire proprietà fondamentali grazie all'osservazione del moto stellare e all'ausilio di fenomeni come le lenti gravitazionali.