Rete di Comuni contro le etichette che non raccontano l’origine reale
La provincia di Verona rafforza la propria posizione a difesa della trasparenza nell’agroalimentare: una mobilitazione promossa da Coldiretti Verona ha portato una folta rappresentanza di amministrazioni locali a votare delibere che chiedono alla Commissione europea una revisione delle norme sul riconoscimento dell’origine dei prodotti.
Al centro della richiesta c’è la modifica dell’articolo 60 del Regolamento UE 952/2013, attualmente fondato sul principio dell’ultima trasformazione sostanziale per attribuire la provenienza di un alimento. Secondo gli enti locali aderenti, il meccanismo vigente può far sì che prodotti composti da materie prime provenienti dall’estero risultino, per effetto dell’ultima fase di lavorazione in Italia, di origine italiana.
"Non possiamo più tollerare che una semplice operazione di confezionamento basti a trasformare magicamente un prodotto straniero in un’eccellenza italiana. Questa ambiguità normativa svilisce il lavoro dei nostri agricoltori e inganna i cittadini."
La mobilitazione ha trovato nel capoluogo un appoggio istituzionale significativo: il Consiglio comunale di Verona ha approvato la mozione n. 609, presentata dal consigliere Pietro Giovanni Trincanato; anche il sindaco ha partecipato agli incontri con i sindaci del territorio.
Numeri e impatto sul territorio
Sulla base delle delibere approvate, risulta che circa 70 amministrazioni su 98 nel Veronese hanno deliberato a favore della richiesta. Questo fronte territoriale ha lo scopo di portare la questione a Bruxelles per ottenere regole che rendano più chiara l’indicazione dell’origine delle materie prime utilizzate nei prodotti alimentari.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Comuni totali in provincia | 98 |
| Delibere approvate | circa 70 |
| Oggetto della richiesta | Modifica art. 60 Reg. UE 952/2013 |
Cosa cambierebbe e perché interessa i cittadini
I promotori dell’iniziativa chiedono un criterio che valorizzi la provenienza effettiva delle materie prime, non solo il luogo dell’ultima manipolazione o confezionamento. Per i produttori locali, una normativa più stringente sulla tracciabilità può tutelare il valore dei prodotti italiani e ridurre fenomeni che Coldiretti definisce come una forma di concorrenza sleale. Per i consumatori, la modifica mira a garantire etichette più veritiere, utili per scelte d’acquisto consapevoli.
- Per i produttori: possibile maggiore tutela del marchio e del valore aggiunto locale.
- Per i consumatori: informazioni più chiare sull’origine delle materie prime.
- Per le amministrazioni: strumento di pressione nei confronti delle istituzioni europee.
La richiesta veronese si inserisce in un dibattito nazionale e comunitario più ampio sulla lotta ai cosiddetti "falsi Made in Italy" e sulla necessità di migliorare la tracciabilità. Nei prossimi mesi, il fronte degli enti locali cercherà di trasformare l’adesione delle delibere in iniziative legislative o petizioni da portare all’attenzione dei rappresentanti italiani a Bruxelles.
Per chi vive e lavora nella provincia, la posta in gioco è concreta: tutela del reddito agricolo, trasparenza nelle filiere e strumenti per distinguere con maggior precisione prodotti realmente legati al territorio da confezionamenti che ne sfruttino l’immagine.