Allarme sindacale sulla capacità operativa delle strutture territoriali
La Funzione Pubblica Cgil di Alessandria ha lanciato un avvertimento netto sulla reale attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Secondo il sindacato, a pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno molte strutture risultano aperte solo formalmente, senza però disporre del personale e dei servizi necessari per funzionare in modo completo.
Vincenzo Costantino, componente della segreteria provinciale della Fp Cgil con delega alla sanità pubblica, indica nella carenza di organico il problema centrale: la realizzazione o ristrutturazione degli edifici non è sufficiente se mancano medici, infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali e personale amministrativo.
"Non basta costruire o ristrutturare gli edifici... Mancano medici, infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali e personale amministrativo"
I dati riportati dal sindacato, riferiti all'intero programma nazionale, mostrano una discrepanza fra quanto programmato e quanto effettivamente operativo:
- Case della Comunità: su 1.715 previste, 781 hanno attivato almeno un servizio, ma solo 66 sono considerate pienamente operative.
- Ospedali di Comunità: su 594 previste, 163 risultano attive e 119 rispettano gli standard di personale previsti dalla normativa.
| Tipologia | Previste | Con almeno un servizio | Pienamente operative / con standard personale |
|---|---|---|---|
| Case della Comunità | 1.715 | 781 | 66 |
| Ospedali di Comunità | 594 | 163 | 119 |
La Cgil segnala che, in Piemonte e nella provincia di Alessandria, la conseguenza di questa situazione si traduce in reparti con organici ridotti, turni di lavoro gravosi e strutture in sofferenza. Per questi motivi il sindacato ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, denunciando possibili violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e rischi per pazienti e operatori.
Costantino critica anche il modello organizzativo seguito in alcune aree del Piemonte, dove verrebbero aperte nuove sedi senza assicurare il personale necessario per mantenerle operative. Sul tema ha inoltre sottolineato che il problema non può essere semplicemente rimandato o spostato:
"Non si può spostare il problema"
Per i cittadini della provincia le ricadute sono concrete: la promessa di una rete territoriale che avvicini i servizi sanitari alla popolazione rischia di restare parziale, con strutture che non garantiscono tutti i servizi previsti e con prestazioni erogate in condizioni di personale ridotto. Questo può comportare tempi di attesa più lunghi, difficoltà nell'accesso a cure di prossimità e maggior pressione sugli ospedali hub.
Le segreterie locali delle organizzazioni sindacali richiedono interventi immediati per reperire e stabilizzare il personale sanitario, oltre a un monitoraggio serrato sull'applicazione degli standard previsti dal Decreto ministeriale 77. Restano inoltre aperte le domande su come la programmazione regionale intenda conciliare l'inaugurazione delle sedi con il reperimento delle professionalità necessarie.
Per i cittadini e gli operatori della provincia, la priorità indicata dalla Fp Cgil è chiara: non basta il mattone, serve personale qualificato per trasformare le strutture in servizi sanitari realmente funzionanti.