Criticità diffuse sulla Continuità assistenziale
Negli ultimi mesi la provincia di Foggia registra una recrudescenza di chiusure dei presidi di Continuità assistenziale (le cosiddette guardie mediche) durante i giorni festivi, nei prefestivi e nei fine settimana. A essere interessate sono aree eterogenee del territorio provinciale: dai Monti Dauni al Gargano, passando per centri urbani come Lucera e Manfredonia, con segnalazioni che lasciano allarmati cittadini e amministratori locali.
Secondo le segnalazioni raccolte, i cartelli affissi all'esterno di alcuni ambulatori hanno informato gli utenti della sospensione temporanea del servizio, invitando a rivolgersi ai Comuni limitrofi per le prestazioni non differibili. L'avviso, però, non forniva indicazioni su quali sedi fossero effettivamente operative, creando confusione e difficoltà organizzative per chi cerca assistenza sanitaria urgente ma non di emergenza.
"Mi sono dovuto scusare al posto di chi invece dovrebbe farlo, perché questa è una mancanza di rispetto assoluta nei confronti dei cittadini."
La citazione è del sindaco di Lucera, che ha annunciato l'intenzione di presentare una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Più in generale, i primi cittadini si dicono esausti e chiedono risposte alla Azienda sanitaria locale e alla Regione, ritenute responsabili della gestione dei distretti e della programmazione dei turni.
Impatto sui cittadini e sulle strutture sanitarie
La chiusura dei presidi di Continuità assistenziale ha conseguenze pratiche rilevanti: molte prestazioni che in ambulatorio sarebbero di competenza del medico di guardia (consulti, visite a domicilio, prescrizioni non differibili) finiscono per riversarsi sull'ospedale più vicino. Nei casi citati, tuttavia, non sempre il pronto soccorso può o deve sostituirsi al medico di continuità assistenziale, specie per patologie che richiedono valutazione clinica ma non ricovero immediato. Questo rischio di sovraccarico organizzativo peggiora i tempi di attesa e complica il percorso assistenziale dei pazienti.
- Zone segnalate: Monti Dauni, Gargano, Lucera, Manfredonia e altri centri della provincia.
- Problema principale: avvisi di chiusura senza indicazioni sui presidi alternativi aperti.
- Richieste degli amministratori: intervento della Asl e della Regione per ripristinare turni e garantire la continuità del servizio.
Responsabilità e comunicazione insufficiente
Le denunce mosse dagli amministratori locali sottolineano due questioni: una carenza nella programmazione del servizio da parte dei distretti territoriali e una inefficace comunicazione verso l'utenza. L'assenza di informazioni puntuali su dove rivolgersi contribuisce all'aumento dello stress per pazienti e famiglie, oltre a mettere in difficoltà il personale sanitario quando le richieste si concentrano in strutture non attrezzate per sostituire la guardia medica.
Per i residenti della provincia la situazione richiede risposte rapide: la riapertura programmata dei presidi, la chiarificazione dei turni nei giorni festivi e l'indicazione dei punti di riferimento sanitari funzionanti nei vari comprensori. Senza questi elementi, il disagio continuerà a ripetersi ogni qualvolta il calendario porta a giornate con servizi ridotti.
Cosa possono fare i cittadini
Fino a un intervento strutturale, si consiglia ai cittadini di:
- Verificare preventivamente sul sito o sui canali ufficiali del proprio Comune o della Asl gli orari di apertura dei servizi di Continuità assistenziale.
- Contattare il proprio medico di base per indicazioni su come procedere in caso di necessità non differibile.
- In assenza di riferimenti certi, rivolgersi al pronto soccorso solo per condizioni che richiedono valutazione d'urgenza o chiamare il numero di emergenza, evitando sovraccarichi impropri.
La situazione resta monitorata: gli amministratori locali hanno annunciato iniziative di pressione istituzionale per ottenere chiarimenti e ripristini. Per molte comunità della provincia di Foggia la garanzia della continuità assistenziale non è più soltanto una questione organizzativa, ma una necessità quotidiana di tutela della salute pubblica.