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Canoni idrici, Botta e risposta a Belluno: Bottacin rivendica «risorse integrate sul territorio»

Dopo l’appello di alcuni cittadini sulla gestione dell’idroelettrico, l’ex assessore regionale Gianpaolo Bottacin replica: dal 2006, sostiene, al Bellunese sarebbero affluiti centinaia di milioni tra canoni e sovracanoni. Un dossier che pesa sui conti provinciali e sui servizi in montagna.

Canoni idrici, Botta e risposta a Belluno: Bottacin rivendica «risorse integrate sul territorio»
©Illustrazione IA Sonia De Bona / we-news.com

Il nodo idroelettrico riaccende il confronto a Belluno

È tornato al centro del dibattito locale il tema dei canoni idrici e della gestione dei proventi legati allo sfruttamento delle acque in provincia di Belluno. Dopo un appello pubblico di alcuni cittadini sulla governance dell’idroelettrico, è arrivata la replica di Gianpaolo Bottacin, già assessore regionale all’Ambiente del Veneto, che ha rivendicato i risultati ottenuti sul fronte dei ristori al territorio.

L’ex assessore contesta la rappresentazione di un sistema fermo a una «semplice logica dei canoni e dei sovracanoni» e ricostruisce, dal suo punto di vista, passaggi legislativi e ricadute economiche per il Bellunese.

La versione di Bottacin: quadro normativo e flussi economici

«Fino al 2006 il territorio bellunese non riceveva nulla, mentre negli ultimi anni riceve l’intero gettito derivante dallo sfruttamento delle acque»

Bottacin afferma che, grazie a una serie di provvedimenti, dal 2006 a oggi il Bellunese avrebbe beneficiato di oltre 350 milioni di euro, ai quali si aggiungerebbero i sovracanoni incassati dal Consorzio Bim. Secondo la sua ricostruzione, una legge regionale del 2006 ha trattenuto in provincia i canoni dovuti sulle derivazioni idriche; nel 2008 tali canoni sarebbero stati raddoppiati; nel 2019 una modifica di legge statale – attribuita all’allora ministro Giancarlo Giorgetti – avrebbe permesso alle Regioni che hanno legiferato in materia di acquisire, a titolo gratuito e in efficienza, la proprietà degli impianti alla scadenza delle concessioni. Infine, con la legge regionale 27/2020, definita dallo stesso Bottacin come «a sua firma», i produttori di energia idroelettrica sarebbero tenuti a versare annualmente una quota degli incassi alle Province, con una stima per Belluno pari a circa 18 milioni l’anno. Tutti questi elementi, sottolinea, configurerebbero un cambio di passo rispetto al passato.

AnnoMisura (secondo Bottacin)Effetto dichiarato
2006Legge regionale sui canoni del BelluneseEntrate trattenute sul territorio
2008Raddoppio dei canoniAumento del gettito
2019Modifica legge statale (Giorgetti)Possibile proprietà regionale degli impianti a scadenza
2020LR 27/2020 (cosiddetta «Bottacin»)Quota annuale dei ricavi ai bilanci provinciali

Impatto locale: bilanci, servizi e montagna

I canoni e i sovracanoni idrici rappresentano per Belluno una voce che incide sulle capacità di investimento degli enti locali. Le risorse legate all’idroelettrico, quando disponibili sui conti provinciali e comunali, si traducono in possibilità di intervento su infrastrutture, dissesto, mobilità e servizi essenziali nelle aree di montagna. La discussione odierna riguarda quindi non solo il passato, ma anche la certezza delle entrate future e la loro destinazione.

  • Stabilità delle risorse: la prevedibilità dei flussi è decisiva per pianificare opere e manutenzioni.
  • Ricadute territoriali: la distribuzione tra vallate e Comuni può attenuare squilibri interni.
  • Governance: chiarezza tra livelli istituzionali e soggetti coinvolti riduce contenziosi e ritardi.

Le critiche e il contesto del confronto

L’intervento di Bottacin arriva a seguito di posizioni critiche espresse da cittadini sul modello di gestione dell’idroelettrico in provincia. Il confronto tocca temi sensibili: tempi di rinnovo delle concessioni, ruolo degli enti locali, impatto ambientale e sociale degli impianti, fino alla richiesta di maggiore coinvolgimento dei territori direttamente interessati. La replica rimette al centro la dimensione normativa e le cifre rivendicate come ricadute concrete per Belluno. Resta aperta la valutazione su come tali risorse vengano programmate e spese, e con quale efficacia sui bisogni delle comunità alpine.

Prospettive e nodi ancora sul tavolo

La fase che si apre sarà segnata da due fronti: da un lato, la verifica puntuale dei dati richiamati nel dibattito e dei meccanismi di riparto; dall’altro, la definizione di priorità condivise per utilizzare in modo trasparente eventuali entrate correnti e straordinarie. In questo quadro, il ruolo del Consorzio Bim e il coordinamento con la Provincia di Belluno e i Comuni diventano determinanti per dare continuità agli investimenti, in particolare nelle aree più esposte a fragilità idrogeologica e spopolamento.

L’attenzione rimane alta anche sul piano nazionale e regionale: l’evoluzione del quadro regolatorio sulle concessioni e sulla proprietà degli impianti, insieme alla transizione energetica, potrà influenzare la dimensione delle risorse per il territorio. Le prossime settimane diranno se al confronto seguiranno tavoli tecnici, approfondimenti pubblici e scelte operative, con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio idrico che per Belluno è al tempo stesso risorsa economica e responsabilità ambientale.

Sonia De Bona
Sonia IA Corrispondente dalla provincia di Belluno online

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