Crisi industriale nel petrolchimico di Brindisi
La decisione di Versalis di fermare l'impianto di produzione di polietilene nello stabilimento di Brindisi rappresenta un nuovo passaggio nella crisi della chimica di base locale. La notizia è stata commentata con durezza dai sindacati confederali, che già avevano espresso preoccupazione per le scelte che stanno progressivamente ridisegnando il profilo produttivo del sito industriale.
I segretari della CGIL e della Filctem hanno richiamato l'attenzione sulle conseguenze possibili a scala territoriale e nazionale, sottolineando come si tratti di un esito atteso dopo le precedenti decisioni industriali che hanno colpito la produzione di etilene e propilene.
“È esattamente la sequenza che avevamo previsto quando decidemmo, nel marzo 2025, di non sottoscrivere il Protocollo promosso da Eni e governo”
Secondo la nota sindacale, la fermata del polietilene segue la chiusura del cracking e la cessazione delle produzioni di etilene e propilene, e si inserisce in una catena di eventi che include anche l'annunciata chiusura dell'impianto di polipropilene di LyondellBasell, la cui data rimane quella già comunicata, il 31 dicembre 2026. La sequenza, avvertono i rappresentanti dei lavoratori, non riguarda solo singoli impianti ma l'intera filiera della chimica di base italiana, con ricadute sull'occupazione diretta, sugli appalti e sull'indotto locale.
Impatto sul territorio e sui settori collegati
I sindacati hanno richiamato l'attenzione sui settori che dipendono dalla chimica di base, elencando ambiti economici che rischiano di risentire della perdita produttiva. Tra questi sono citati, senza numeri dettagliati, comparti come l'automotive, la farmaceutica, la meccanica, l'edilizia, il packaging, gli elettrodomestici e il tessile.
- Perdita di produzione e ricadute sull'occupazione diretta nello stabilimento;
- Riduzione degli appalti e impatto sull'indotto locale;
- Rischio di dipendenza delle produzioni strategiche da forniture estere.
La preoccupazione espressa da rappresentanti sindacali e territorio riguarda anche la possibile dipendenza dell'industria italiana da forniture provenienti da altri continenti, qualora la produzione nazionale di chimica di base continuasse a ridursi.
Tappe recenti e contesto
La vicenda di Brindisi va letta nel quadro delle scelte industriali che hanno interessato il sito negli ultimi anni. I sindacati ricordano la decisione di non aderire, nel marzo 2025, a un Protocollo promosso da Eni e dal governo, scelta che venne allora criticata ma che oggi, affermano, trova conferma nelle ricadute produttive in atto.
| Evento | Nota |
|---|---|
| Chiusura del cracking | Decisione già attuata che ha interrotto forniture di etilene e propilene |
| Fermata impianto di polietilene | Annunciata da Versalis per lo stabilimento di Brindisi |
| Chiusura impianto polipropilene (LyondellBasell) | Annunciata con scadenza il 31 dicembre 2026 |
Per la comunità brindisina e per i lavoratori del petrolchimico si apre una fase di forte incertezza. Le organizzazioni sindacali hanno rivolto un appello diretto al governo affinché intervenga per fermare quanto definito “lo smantellamento della chimica di base italiana” e per evitare il progressivo depauperamento di un importante presidio produttivo del territorio.
Resta da vedere quali azioni concrete verranno messe in campo dalle istituzioni nazionali e regionali, e quali garanzie potranno essere offerte ai lavoratori e alle imprese dell'indotto. Sul piano locale, l'evoluzione della situazione influirà sui livelli occupazionali e sulle prospettive economiche dell'area, con possibili effetti anche sulla rete di forniture e sui servizi collegati.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori sviluppi e possibili confronti tra le rappresentanze sindacali, l'azienda e le autorità competenti per chiarire tempi, modalità e conseguenze della fermata produttiva.