Diciassette sindaci su diciotto della provincia di Ravenna chiedono al Governo di intervenire sulla finanza degli enti locali. Al centro dell’appello ci sono gli effetti economici dei rinnovi dei contratti nazionali del pubblico impiego relativi ai periodi 2022-2024 e 2025-2027, aumenti che i Comuni dovranno sostenere con bilanci già esposti alla crescita dei costi e delle richieste sociali.
Il caso del Comune di Ravenna
La situazione del capoluogo rende evidente la dimensione del problema. Il Comune di Ravenna conta circa 1.200 dipendenti e, per effetto degli adeguamenti contrattuali, prevede nel bilancio in corso una spesa per il personale superiore di 6.150.000 euro rispetto al bilancio del 2025. In quell’esercizio il costo complessivo della struttura comunale era stato pari a 53 milioni di euro.
L’incremento, secondo i dati illustrati nell’appello, supera il 10 per cento della spesa considerata. A fronte di questo aggravio, i trasferimenti aggiuntivi riconosciuti dallo Stato al Comune di Ravenna ammonterebbero invece a soli 130.000 euro. È la distanza tra queste due cifre a rappresentare, per gli amministratori locali, il nodo principale: gli aumenti vengono definiti a livello nazionale, mentre il peso finanziario ricade in larga parte sui bilanci comunali.
“I Comuni non possono essere lasciati soli.”
La posizione dei primi cittadini
Il documento è stato sottoscritto da 17 amministrazioni del territorio provinciale. Non figura tra i firmatari il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli, indicato nella fonte come l’unico primo cittadino rimasto fuori dall’iniziativa. L’appello è rivolto innanzitutto al Governo, ma anche all’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni, perché sostenga la richiesta degli enti locali nel confronto con l’esecutivo.
La presidente della Provincia e sindaca di Russi, Valentina Palli, ha sintetizzato la posizione degli amministratori richiamando l’assenza di autonomia finanziaria sufficiente per assorbire i nuovi costi. Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha definito gli aumenti contrattuali “sacrosanti, benché tardivi”, contestando però il mancato accompagnamento finanziario da parte dello Stato.
Le voci di bilancio e le possibili conseguenze
La pressione non riguarda soltanto gli stipendi. Nel documento vengono richiamati anche l’aumento dei costi dell’energia, la crescita dei bisogni sociali e l’incremento delle prestazioni richieste dai cittadini. Per i Comuni, la combinazione di queste dinamiche restringe lo spazio disponibile per mantenere invariati i servizi e rende più difficile programmare le risorse nel medio periodo.
| Elemento | Dato indicato |
|---|---|
| Dipendenti del Comune di Ravenna | 1.200 |
| Spesa per il personale nel bilancio 2025 | 53 milioni di euro |
| Maggior costo previsto | 6.150.000 euro |
| Trasferimenti statali aggiuntivi | 130.000 euro |
| Sindaci firmatari | 17 su 18 |
Il timore espresso dagli amministratori è che, senza nuove entrate o trasferimenti adeguati, le alternative diventino sempre più limitate. Le ricadute prospettate riguardano la possibilità di dover ridurre i servizi oppure aumentare le tariffe per quelli erogati, così da mantenere in equilibrio i conti. Non viene indicato un elenco di prestazioni già destinate al taglio: l’allarme riguarda piuttosto la sostenibilità complessiva dei bilanci e la capacità futura di rispondere alle esigenze delle comunità.
Una richiesta che supera gli schieramenti
I sindaci ravennati sottolineano che la difficoltà è comune agli enti locali, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni. Per questo chiedono all’Anci di assumere la vertenza e di portarla al confronto con il Governo. Ai cittadini, invece, intendono spiegare le ragioni per cui l’aumento dei costi del personale e delle altre voci di spesa potrebbe riflettersi sulle scelte dei Comuni nei prossimi bilanci.
L’appello arriva dunque in una fase in cui gli enti locali sono chiamati a garantire servizi, coesione sociale e risposte ai bisogni del territorio con risorse considerate insufficienti dagli amministratori. La richiesta dei 17 sindaci è precisa: accompagnare le decisioni nazionali che producono nuovi costi con entrate adeguate, evitando che l’intero onere finisca sulle casse comunali e, di conseguenza, sulle prestazioni rivolte ai residenti.