Decisione di Strasburgo e rilievo per gli uffici giudiziari del Sannio
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha depositato il 2 luglio una sentenza che censura lo Stato italiano per non aver assicurato un'indagine tempestiva, approfondita ed efficace in una vicenda di violenza domestica che ha interessato anche la Procura di Benevento. Al centro del provvedimento c'è il caso di Audrey Ubeda, cittadina francese di padre spagnolo e madre campana, che nell'aprile 2021 denunciò l'allora compagno per ripetute violenze fisiche, psicologiche e sessuali.
La Corte ha rilevato criticità sia nel processo penale — giudicato non conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti dell'uomo — sia nel percorso civile, dove il Tribunale per i minorenni impiegò oltre tre anni per pronunciarsi sulla responsabilità genitoriale dell'ex compagno. La vicenda comprende il collocamento della donna e dei suoi due figli in una struttura protetta per circa tre anni e mezzo.
Le motivazioni contestate alla Procura di Benevento
Gli atti del procedimento contengono passaggi che, secondo i giudici di Strasburgo, rispecchierebbero una cultura «sessista e stereotipata». Tra le frasi oggetto di critica vi è la classificazione di un episodio grave come un «scherzo di cattivo gusto» da parte della pm dell'epoca; inoltre furono sollevate difficoltà nella valutazione delle accuse di violenza sessuale, con osservazioni sulla presunta difficoltà di provare l'assenza di consenso e su ciò che sarebbe “normale” all'interno di una relazione stabile.
«scherzo di cattivo gusto»
La Corte ha ritenuto che tali valutazioni, e più in generale la conduzione delle indagini, non abbiano rispettato gli standard richiesti dalla Convenzione, con ripercussioni sulle garanzie offerte alle persone offese dalla violenza domestica.
Impatto locale e punti aperti
Per la comunità di Benevento la pronuncia di Strasburgo solleva questioni rilevanti sul funzionamento degli uffici giudiziari e sulle modalità di tutela delle vittime. Le criticità segnalate possono avere effetti sulla fiducia nei meccanismi di accoglienza delle denunce e nella capacità delle istituzioni locali di garantire protezione e tempestività.
- Il procedimento penale è stato ritenuto non tempestivo e non sufficientemente approfondito.
- Il Tribunale per i minorenni ha impiegato oltre tre anni per decidere sulla responsabilità genitoriale.
- Strasburgo ha evidenziato motivazioni giudicate «sessiste e stereotipate» in alcuni atti della Procura di Benevento.
Conseguenze possibili e prossimi sviluppi
La sentenza della Corte europea obbliga lo Stato italiano a rivedere aspetti procedurali e organizzativi che hanno portato alle lacune denunciate. Sul piano locale, la pronuncia può innescare verifiche interne sugli atti e sulle pratiche adottate all'epoca dei fatti, nonché una riflessione più ampia sulle procedure di tutela e sulle misure di formazione rivolte agli operatori giudiziari che si occupano di violenza domestica.
Resta al momento da chiarire come le autorità giudiziarie e amministrative competenti nella provincia di Benevento intenderanno recepire le indicazioni di Strasburgo e quali azioni concrete saranno attivate per garantire risposte più efficaci alle vittime sul territorio.