Allarme organico all'ospedale Rummo di Benevento
Nei prossimi due mesi l'azienda ospedaliera Rummo di Benevento perderà cinque specialisti di ruolo: due pensionamenti e tre dimissioni volontarie. Tra i medici che lasceranno definitivamente ci sono un professionista di medicina interna, un pediatra e uno specialista della direzione medica di presidio. Uno dei dirigenti medici ha già rinunciato al trattenimento in servizio e ha fissato il termine del rapporto per il 1° agosto.
La situazione si inserisce in una tendenza più ampia evidenziata dalla struttura: il progressivo svuotamento delle piante organiche, dovuto soprattutto ai pensionamenti e, in misura minore, alle dimissioni volontarie, sta rendendo necessario il ricorso a misure straordinarie per garantire i servizi essenziali.
Misure tampone e costi aggiuntivi
Per mitigare i vuoti il Rummo ha adottato più strumenti: il trattenimento in servizio di medici fino a 70 anni, l'attivazione di nuovi piani di assunzione e un ricorso massiccio alle prestazioni aggiuntive. Nel secondo quadrimestre del 2026 le ore aggiuntive erogate sono state quantificate in 5.800 ore mensili, per un onere complessivo che si avvicina a 2 milioni di euro.
- Personale in uscita nei prossimi mesi: 5 specialisti
- Ore aggiuntive registrate (II quadrimestre 2026): 5.800 ore/mese
- Spesa stimata per prestazioni aggiuntive: ~2 milioni di euro
«La crisi attuale ha radici profonde e generalizzate. Nel decennio compreso tra il 2010 e il 2019, il sotto-finanziamento, la mancata programmazione, le insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, il blocco delle assunzioni, la stretta sui tetti di spesa applicati al personale e i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale umano del Servizio sanitario nazionale.»
La citazione proviene dalla fondazione Gimbe e inquadra il problema come frutto di politiche e scelte che hanno agito nel tempo, non solo di dinamiche locali. A gennaio, segnala l'azienda, erano già stati annunciati altri sei addii: tra questi un medico di medicina d'urgenza e pronto soccorso, uno specialista del dipartimento cardiotoraco-vascolare e un radiologo, oltre a tre infermieri. Nei mesi successivi si sono aggiunti ulteriori uscite: un dirigente di Neurorianimazione il 2 febbraio e un anestesista con dimissioni effettive dal 1° marzo.
Impatto sui reparti e sulle prestazioni per la provincia
La fuoriuscita di dirigenti medici tocca reparti chiave e rischia di ripercuotersi su attività ospedaliere programmate e su turni di pronto soccorso. L'adozione massiccia di prestazioni aggiuntive indica che la copertura dei servizi sta ricorrendo a soluzioni straordinarie, che implicano costi maggiori e potenziali limiti di sostenibilità nel medio termine.
L'azienda dichiara di aver messo in campo nuovi piani di assunzione, ma i dati illustrati rendono evidente che il problema non è esclusivamente quantitativo: riguarda anche la formazione specialistica, la capacità di attrarre e trattenere personale e i vincoli di bilancio che condizionano la programmazione delle risorse umane.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Specialisti in uscita (prossimi mesi) | 5 |
| Ore aggiuntive (II quadrimestre 2026) | 5.800 ore/mese |
| Onere prestazioni aggiuntive | ~2 milioni di euro |
Per i cittadini della provincia questa dinamica si traduce in possibili allungamenti dei tempi di attesa, riduzioni di attività programmate e una pressione crescente sui reparti rimasti scoperti. Le soluzioni prospettate — trattenimenti, assunzioni e prestazioni aggiuntive — sono tutte praticabili nel breve termine, ma la fondazione Gimbe sottolinea che la causa è strutturale e richiede interventi programmati e risorse dedicate per invertire la tendenza.
Nei prossimi mesi sarà da monitorare l'efficacia dei piani di reclutamento annunciati dall'azienda ospedaliera e l'eventuale ricaduta sui livelli essenziali di assistenza offerti al territorio.