La scoperta di materiali inquinanti sotterrati nei terreni dello stabilimento che un tempo produceva l'acqua minerale San Martino ha aperto una nuova fase della vicenda ambientale e giudiziaria a Codrongianos. I controlli dei carabinieri del Noe hanno portato alla luce, a pochi metri di profondità, la presenza di arsenico, altri metalli pesanti, fanghi derivanti dalla produzione e rifiuti plastici in parte bruciati.
Inchiesta e responsabilità
La Procura della Repubblica di Sassari ha avviato un'indagine per disastro ambientale. Sul registro degli indagati sono stati iscritti gli ultimi gestori dello stabilimento; l'obiettivo è accertare responsabilità e modalità degli scarichi non autorizzati che, secondo gli inquirenti, si sarebbero protratti per decenni.
"Questa inchiesta della Procura apre uno scenario preoccupante su tutta la vicenda dello stabilimento San Martino - commenta il sindaco della Città metropolitana di Sassari , Giuseppe Mascia - La Provincia prima e ora la Città metropolitana hanno sempre fatto di tutto per tutelare il bene, rappresentato dallo stabilimento, dalla produzione e dalla forza lavoro, e gli interessi della popolazione. Adesso i possibili risvolti penali e le necessarie bonifiche ambientali rendono il percorso di riavvio molto più complicato".
Conseguenze per il futuro dello stabilimento
La situazione si inserisce in un quadro già complicato: il Tribunale di Sassari aveva recentemente dichiarato la liquidazione giudiziale della società proprietaria dell'impianto. La Città metropolitana di Sassari, subentrata alla Provincia quale titolare di parte dei terreni e dell'immobile, si trova ora a fronteggiare sia l'emergenza ambientale sia le implicazioni amministrative e patrimoniali legate a un eventuale progetto di rilancio.
- Contaminanti rinvenuti: arsenico, altri metalli pesanti, fanghi di produzione, rifiuti plastici parzialmente bruciati.
- Azioni avviate: indagine della Procura per disastro ambientale; iscrizione degli ultimi gestori tra gli indagati; accertamenti del Noe.
- Effetti attesi: possibili bonifiche obbligatorie, complicazioni per il riavvio produttivo, ripercussioni legali e amministrative.
Impatto locale e aspetti pratici
Per la comunità di Codrongianos e i comuni vicini la priorità sarà ottenere informazioni chiare sugli eventuali rischi per la salute e sull'entità delle aree contaminate. L'indagine penale potrà condurre all'obbligo di bonifica dell'area, un'attività complessa che comporta tempi e costi rilevanti e che influirà sulle possibilità di cessione o rilancio dell'impianto.
Le autorità locali e gli organi di controllo dovranno ora definire i passi successivi, tra cui indagini geologiche e chimiche più dettagliate, piani di caratterizzazione dei siti e interventi di messa in sicurezza, prima di valutare qualsiasi proposta di riutilizzo industriale o commerciale. I lavoratori che in passato erano impiegati nello stabilimento e le amministrazioni interessate seguiranno con attenzione l'evolversi delle indagini e delle eventuali procedure di bonifica.
| Elemento rinvenuto | Effetto/implicazione |
|---|---|
| Arsenico | Rischio sanitario e necessit di bonifica approfondita |
| Metalli pesanti | Contaminazione duratura del suolo e rischio per acque sotterranee |
| Fanghi di produzione | Sorgente organica/inerte di contaminazione industriale |
| Rifiuti plastici bruciati | Inquinamento chimico e rischio di emissioni tossiche |
La vicenda evidenzia la complessit di gestire siti industriali in fase di crisi e la necessit di procedure trasparenti per garantire la tutela dell'ambiente e della salute pubblica. I prossimi atti dell'autorità giudiziaria e le verifiche tecniche determineranno lo scenario operativo per la Citt metropolitana e per gli eventuali soggetti interessati a progetti futuri sul sito.