Domanda assistenziale superiore alle risorse: la Uil Fp chiede certezze sui finanziamenti
Durante un incontro pubblico organizzato nell’ambito della Festa dell’Unità di Crespino, la Uil Fp Rovigo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA) prima di avviare qualsiasi discussione su fusione, aggregazione o riorganizzazione delle Ipab polesane. La preoccupazione riguarda soprattutto la capacità dell’attuale rete territoriale di rispondere ai bisogni delle persone anziane non autosufficienti.
Il segretario generale della Uil Fp Rovigo, Cristiano Maria Pavarin, ha sottolineato che le proposte organizzative non possono sostituire il problema sostanziale del finanziamento della componente sanitaria rivolta agli ospiti delle case di riposo. In particolare, il sindacato ha presentato dati che mostrano disallineamenti tra i posti autorizzati e le impegnative effettivamente disponibili nei due distretti dell’ULSS 5 Polesana.
«Il futuro delle Ipab non può essere affrontato partendo esclusivamente dai nuovi modelli organizzativi. Prima di discutere di fusioni, aggregazioni o accorpamenti, dobbiamo affrontare la questione fondamentale: garantire pienamente i LEA e assicurare il finanziamento della componente sanitaria destinata alle persone anziane non autosufficienti»
I numeri segnalati dalla Uil Fp mettono in evidenza le differenze territoriali nell’offerta di prestazioni per non autosufficienti:
- Distretto 1 (Rovigo): posti per persone non autosufficienti 1.570; impegnative disponibili 1.169; differenza 401 posti; copertura 74,5%.
- Distretto 2 (Adria): posti 662; impegnative disponibili 531; differenza 131 posti; copertura 80,2%.
- ULSS 5 Polesana (complessivo): posti destinati alle persone non autosufficienti 2.232; impegnative disponibili circa 1.700.
| Area | Posti autorizzati | Impegnative | Copertura |
|---|---|---|---|
| Distretto 1 (Rovigo) | 1.570 | 1.169 | 74,5% |
| Distretto 2 (Adria) | 662 | 531 | 80,2% |
| ULSS 5 (totale) | 2.232 | ~1.700 | — |
La consigliera regionale Anna Maria Bigon era presente all’iniziativa, che si è svolta come momento di ascolto e confronto per raccogliere proposte utili al percorso di riforma delle strutture residenziali. Dal sindacato la richiesta è chiara: prima di ridisegnare assetti o promuovere accorpamenti tra Ipab, è necessario definire in modo stabile le risorse per la componente sanitaria destinata agli ospiti.
Le conseguenze pratiche per il territorio polesano sono immediate: una copertura inferiore al totale dei posti autorizzati può tradursi in liste d’attesa più lunghe per l’ingresso nelle strutture, difficoltà per le famiglie nel reperire una collocazione adeguata e pressione sui servizi domiciliari. Inoltre, eventuali ristrutturazioni organizzative senza un quadro finanziario solido rischiano di trasferire criticità da una struttura all’altra invece di risolverle.
La posizione della Uil Fp si inserisce nel dibattito più ampio sulla riforma delle Ipab, che in Veneto e in molte altre regioni è al centro di proposte per aumentare l’efficienza gestionale e la sostenibilità finanziaria. Tuttavia, a giudizio del sindacato polesano, ogni cambiamento deve partire dal riconoscimento e dal finanziamento dei livelli essenziali di assistenza per tutelare gli utenti più fragili.
Per le autorità locali e regionali la sfida è duplice: a breve termine assicurare che le impegnative coprano il fabbisogno reale, e a medio-lungo termine costruire un modello di rete che coniughi qualità assistenziale e sostenibilità economica senza penalizzare gli anziani e le loro famiglie.