Decisione regionale e reazioni sul territorio
La Regione Lazio ha inserito nella programmazione venatoria straordinaria per la prossima stagione una misura di contenimento che interessa in modo consistente la provincia di Viterbo: sono previsti 11.837 cinghiali da abbattere sul territorio provinciale, all'interno di un piano regionale che raggiunge complessivamente quasi 38.500 capi. L'intervento è presentato come azione preventiva volta a ridurre la densità degli ungulati e limitare così il rischio che, in caso di introduzione, la Peste Suina Africana (PSA) si diffonda mettendo a rischio gli allevamenti suini e l'economia locale.
La misura non è pensata per colpire animali già malati: si tratta infatti di una strategia di controllo demografico che, secondo la Regione, contribuisce anche al monitoraggio sanitario del territorio, poiché tutti i capi abbattuti saranno sottoposti ad analisi dai veterinari delle Asl competenti.
La critica dell’Enpa e le questioni aperte
L'annuncio ha suscitato la ferma contrarietà dell'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) di Viterbo, che parla di una scelta «drastica» e invita a ripensare il metodo adottato. L'associazione mette in luce alcuni aspetti che, a suo avviso, potrebbero rendere inefficace la strategia messa in campo dalla Regione.
«Una strage che non ferma la PSA»
Tra i rilievi principali dell'ENPA c'è il rischio che le battute di caccia collettive — come le braccate — provochino lo sbandamento dei branchi, spingendo gli animali a spostarsi per chilometri e potenzialmente favorendo la diffusione del virus in aree finora indenni. Inoltre, l'associazione richiama l'attenzione sui fattori legati al movimento umano: attrezzature, calzature e veicoli impiegati durante le operazioni potrebbero agire come vettori indiretti, aumentando il pericolo di contagio.
- Obiettivo dichiarato: ridurre densità e probabilità di diffusione della PSA.
- Garanzie sanitarie: tutti gli animali abbattuti saranno esaminati dalle Asl.
- Critiche: ENPA chiede approcci alternativi non cruenti e sottolinea rischi di dispersione e contaminazione indiretta.
Impatto sulla Tuscia e punti pratici per la popolazione
Per la provincia di Viterbo la misura comporta conseguenze pratiche rilevanti: oltre all’impatto ambientale e alla pressione sul territorio, la riduzione drastica della popolazione di cinghiali può influire su agricoltura, fauna selvatica e attività venatorie. Allo stesso tempo il controllo sanitario derivante dal testare i capi abbattuti fornisce dati utili per le autorità sanitarie locali.
I cittadini e gli operatori del settore agricolo e zootecnico interessati dalla misura dovranno seguire le indicazioni ufficiali della Regione e delle Asl per ogni aggiornamento su calendari, aree coinvolte e modalità operative. Rimangono aperti i dibattiti sul bilanciamento tra misure preventive straordinarie e soluzioni alternative suggerite da parte delle associazioni ambientaliste.
Numeri essenziali
| Ambito | Numero indicato |
|---|---|
| Provincia di Viterbo | 11.837 |
| Regione Lazio (totale) | ~38.500 |
Il confronto tra istituzioni e associazioni animaliste rimane acceso: la questione apre un confronto più ampio sulla gestione della fauna selvatica in un territorio dove gli equilibri tra agricoltura, biodiversità e tutela della salute pubblica sono particolarmente delicati.