Un territorio a rischio: il dato nazionale e le ricadute locali
Quasi la metà del patrimonio olivicolo ligure risulta oggi in stato di abbandono: secondo la rivista di settore che ha analizzato la filiera, il fenomeno interessa una porzione estesa di coltivazioni, con oltre 13.000 ettari non più attivi su circa 29.272 mappati nella regione. Il quadro proposto suscita preoccupazione anche nella provincia di Imperia, dove l'olivicoltura è storicamente uno dei pilastri dell'economia locale grazie a produzioni tipiche come le olive taggiasche e l'olio extravergine della Riviera Ligure.
Il problema non è soltanto numerico: gli effetti ricadono sul paesaggio, sulla cura dei terrazzamenti, sulla manutenzione dei canali di drenaggio e, alla lunga, sulla capacità del territorio di resistere a eventi estremi. A incidere sono fattori economici, la difficoltà di reperire manodopera specializzata e i cambiamenti climatici, che rendono più onerose le pratiche colturali tradizionali.
La voce degli operatori dell'imperiese
Dal territorio arrivano segnali concreti. Il titolare di un frantoio locale ha richiamato l'attenzione sulle condizioni dei terreni e sulla necessità di interventi coordinati per evitare un'ulteriore erosione del settore. Sul tema della manodopera e delle possibili soluzioni ha dichiarato:
"Bisogna mettere mano al problema con una politica seria, anche di aggregazione degli oliveti, creando oliveti più grandi da dare poi in gestione magari a giovani che avranno voglia di fare questo lavoro. Bisogna inventarsi qualcosa, altrimenti si rischia di morire. Quest’anno che l’annata promette bene, siamo tutti in allarme perché non si trova manodopera"
La posizione evidenzia tre aspetti chiave: la necessità di politiche pubbliche, il ruolo dell'aggregazione fondiaria e la difficoltà pratica della raccolta in assenza di squadre organizzate.
Quali conseguenze per la provincia di Imperia
Per l'imperiese, la perdita o la diminuzione delle coltivazioni attive può tradursi in:
- minore produzione di olio e olive Taggiasche, con impatti sulle filiere locali;
- abbandono dei terrazzamenti, con aumento del rischio idrogeologico;
- perdita di posti di lavoro stagionali e competenze tradizionali;
- pressione su denominazioni locali e sulla capacità di mantenere standard qualitativi e riconoscimenti Dop.
Dati essenziali
| Voce | Valore |
|---|---|
| Superficie potenziale mappata in Liguria | 29.272 ettari |
| Superficie stimata in abbandono | oltre 13.000 ettari (~45%) |
Possibili percorsi d'intervento
Gli operatori locali indicano alcune strade praticabili, che richiedono però un coordinamento tra istituzioni, associazioni di categoria e mondo agricolo:
- incentivi per l'aggregazione degli oliveti e per forme di gestione collettiva;
- programmi mirati per la formazione di giovani agricoltori e per la valorizzazione delle competenze tradizionali;
- misure per facilitare l'arrivo di squadre stagionali specializzate e per sostenere la meccanizzazione dove possibile senza perdere qualità;
- campagne di informazione e promozione delle denominazioni locali per rafforzare il valore commerciale dei prodotti.
La situazione richiede interventi concreti e tempestivi: oltre alla conservazione di un patrimonio culturale e paesaggistico, è in gioco la sostenibilità economica di molte realtà della provincia di Imperia. Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni determineranno la capacità del territorio di preservare la sua vocazione olivicola e di offrire opportunità di lavoro sul territorio.
Fabrizio Ardissone, corrispondente dalla provincia di Imperia per We News