Tre anni dopo il primo caso: cosa resta dell'allevamento suino pavese
La provincia di Pavia registra una contrazione drammatica del comparto suinicolo: secondo i dati rilanciati da Coldiretti Pavia, dal primo caso di peste suina nell'estate del 2023 a oggi il numero di capi allevati è passato da oltre 233.000 a circa 100.000, con una riduzione pari al 60%. Il colpo ha investito non solo gli allevamenti colpiti direttamente dai focolai, ma l'intero mercato locale.
Le conseguenze economiche e organizzative sono tangibili: dall'abbattimento di circa 100.000 capi alle restrizioni territoriali imposte per contenere la malattia, fino all'aumento dei costi di produzione e alle dinamiche speculative che hanno compresso prezzi e domanda. Il quadro, spiega l'associazione di categoria, ha portato alla chiusura di molte aziende.
- Capi allevati: oltre 233.000 (pre-peste) → ~100.000 (oggi).
- Aziende attive nel settore: da 180 a circa 60.
- Abbattimenti stimati: circa 100.000 capi dall'inizio della crisi.
Impatto locale: allevatori, mercato e filiera
La riduzione dei capi e la drastica diminuzione delle aziende si riflettono direttamente sui redditi agricoli e sull'occupazione rurale. Molti allevatori pavese hanno visto comprimersi i ricavi a fronte di spese sanitarie e di biosicurezza crescenti; altri hanno scelto o sono stati costretti a chiudere l'attività. Il risultato è una filiera più fragile, con possibili effetti a catena su trasformazione e commercio locali.
Coldiretti sottolinea che le difficoltà non sono state dovute esclusivamente alla presenza di focolai: le misure sanitarie, le zone di restrizione, la contrazione del mercato e l'aumento dei costi hanno penalizzato indiscriminatamente allevamenti contagiati e non contagiati.
La partita dei ristori: l'appuntamento di ottobre con Bruxelles
Per ottenere sostegni concreti, Coldiretti Pavia punta ora sul confronto con la Commissione europea previsto per ottobre. I dati forniti dall'Italia saranno alla base della richiesta di finanziamenti per indennizzi relativi ai danni indiretti subiti nel 2025, anno in cui molte aziende hanno continuato a sostenere perdite senza essere coinvolte da focolai.
"Se la riunione di ottobre confermerà il via libera definitivo ai finanziamenti europei – spiegano i tecnici di Coldiretti Pavia – il Ministero potrà adottare il decreto di apertura dei termini per la presentazione delle domande relative ai danni indiretti 2025, con l'obiettivo di procedere all'erogazione degli indennizzi entro il marzo del 2027."
La prospettiva indicata dai tecnici è quindi una finestra temporale che porta a una possibile erogazione entro marzo 2027, ma subordinata all'ok europeo. Nel frattempo, gli allevatori rimangono esposti a costi e a un mercato contratto.
Cosa cambia per Pavia: scenari e esigenze locali
Per la provincia le ricadute sono molteplici: diminuisce l'offerta suinicola locale, si riducono le opportunità di lavoro e si mette a rischio la solidità di aziende che operavano anche in attività connesse (trasformazione, servizi veterinari, commercio di mangimi). Coldiretti chiede che le risorse europee coprano sia gli abbattimenti e i danni diretti sia i danni indiretti sostenuti dalle aziende non coinvolte nei focolai ma comunque penalizzate dalle misure e dal mercato.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Capi pre-peste | oltre 233.000 |
| Capi attuali | circa 100.000 |
| Riduzione | ~60% |
| Aziende attive (prima) | 180 |
| Aziende attive (oggi) | circa 60 |
| Abbattimenti stimati | circa 100.000 capi |
Per gli allevatori pavese l'esito della riunione di ottobre sarà determinante: dovesse arrivare il via libera europeo, si aprirebbe la fase per la presentazione delle domande di risarcimento e, eventualmente, l'erogazione entro la finestra indicata dai tecnici. In assenza di interventi rapidi e adeguati, però, il rischio è che la ricostruzione del comparto richieda anni e che il numero delle aziende rimanga abbassato in modo permanente.
La situazione, segnalata da Coldiretti, resta quindi sotto osservazione: la comunità agricola pavese attende non solo contributi economici, ma anche misure per ripristinare fiducia nel mercato e sostenere la ripresa produttiva locale.