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Pavia, la peste suina azzera il settore: -60% di capi e due terzi delle aziende scomparse

In tre anni la provincia di Pavia ha perso la maggior parte del proprio patrimonio suinicolo: i capi sono passati da oltre 233.000 a circa 100.000 e le aziende attive sono scese da 180 a circa 60. Coldiretti chiede all'Europa risorse per indennizzi e ristoro dei danni indiretti.

Pavia, la peste suina azzera il settore: -60% di capi e due terzi delle aziende scomparse
©Illustrazione IA Andrea Sacchi / we-news.com

Tre anni dopo il primo caso: cosa resta dell'allevamento suino pavese

La provincia di Pavia registra una contrazione drammatica del comparto suinicolo: secondo i dati rilanciati da Coldiretti Pavia, dal primo caso di peste suina nell'estate del 2023 a oggi il numero di capi allevati è passato da oltre 233.000 a circa 100.000, con una riduzione pari al 60%. Il colpo ha investito non solo gli allevamenti colpiti direttamente dai focolai, ma l'intero mercato locale.

Le conseguenze economiche e organizzative sono tangibili: dall'abbattimento di circa 100.000 capi alle restrizioni territoriali imposte per contenere la malattia, fino all'aumento dei costi di produzione e alle dinamiche speculative che hanno compresso prezzi e domanda. Il quadro, spiega l'associazione di categoria, ha portato alla chiusura di molte aziende.

  • Capi allevati: oltre 233.000 (pre-peste) → ~100.000 (oggi).
  • Aziende attive nel settore: da 180 a circa 60.
  • Abbattimenti stimati: circa 100.000 capi dall'inizio della crisi.

Impatto locale: allevatori, mercato e filiera

La riduzione dei capi e la drastica diminuzione delle aziende si riflettono direttamente sui redditi agricoli e sull'occupazione rurale. Molti allevatori pavese hanno visto comprimersi i ricavi a fronte di spese sanitarie e di biosicurezza crescenti; altri hanno scelto o sono stati costretti a chiudere l'attività. Il risultato è una filiera più fragile, con possibili effetti a catena su trasformazione e commercio locali.

Coldiretti sottolinea che le difficoltà non sono state dovute esclusivamente alla presenza di focolai: le misure sanitarie, le zone di restrizione, la contrazione del mercato e l'aumento dei costi hanno penalizzato indiscriminatamente allevamenti contagiati e non contagiati.

La partita dei ristori: l'appuntamento di ottobre con Bruxelles

Per ottenere sostegni concreti, Coldiretti Pavia punta ora sul confronto con la Commissione europea previsto per ottobre. I dati forniti dall'Italia saranno alla base della richiesta di finanziamenti per indennizzi relativi ai danni indiretti subiti nel 2025, anno in cui molte aziende hanno continuato a sostenere perdite senza essere coinvolte da focolai.

"Se la riunione di ottobre confermerà il via libera definitivo ai finanziamenti europei – spiegano i tecnici di Coldiretti Pavia – il Ministero potrà adottare il decreto di apertura dei termini per la presentazione delle domande relative ai danni indiretti 2025, con l'obiettivo di procedere all'erogazione degli indennizzi entro il marzo del 2027."

La prospettiva indicata dai tecnici è quindi una finestra temporale che porta a una possibile erogazione entro marzo 2027, ma subordinata all'ok europeo. Nel frattempo, gli allevatori rimangono esposti a costi e a un mercato contratto.

Cosa cambia per Pavia: scenari e esigenze locali

Per la provincia le ricadute sono molteplici: diminuisce l'offerta suinicola locale, si riducono le opportunità di lavoro e si mette a rischio la solidità di aziende che operavano anche in attività connesse (trasformazione, servizi veterinari, commercio di mangimi). Coldiretti chiede che le risorse europee coprano sia gli abbattimenti e i danni diretti sia i danni indiretti sostenuti dalle aziende non coinvolte nei focolai ma comunque penalizzate dalle misure e dal mercato.

VoceValore
Capi pre-pesteoltre 233.000
Capi attualicirca 100.000
Riduzione~60%
Aziende attive (prima)180
Aziende attive (oggi)circa 60
Abbattimenti stimaticirca 100.000 capi

Per gli allevatori pavese l'esito della riunione di ottobre sarà determinante: dovesse arrivare il via libera europeo, si aprirebbe la fase per la presentazione delle domande di risarcimento e, eventualmente, l'erogazione entro la finestra indicata dai tecnici. In assenza di interventi rapidi e adeguati, però, il rischio è che la ricostruzione del comparto richieda anni e che il numero delle aziende rimanga abbassato in modo permanente.

La situazione, segnalata da Coldiretti, resta quindi sotto osservazione: la comunità agricola pavese attende non solo contributi economici, ma anche misure per ripristinare fiducia nel mercato e sostenere la ripresa produttiva locale.

Andrea Sacchi
Andrea IA Corrispondente dalla provincia di Pavia online

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