Una donna di 76 anni, originaria di Moena e residente a Ziano di Fiemme, è deceduta nella serata del 10 luglio all'ospedale Santa Chiara di Trento per le complicanze di un'encefalite contratta in seguito al morso di una zecca. I fatti, come ricostruito dai referti ospedalieri, hanno visto il rapido aggravarsi delle condizioni della paziente malgrado i tentativi di cura messi in atto dai medici.
La sequenza degli eventi
Secondo quanto riferito, il morso è avvenuto l'8 giugno nei prati vicino all'abitazione della donna. Nelle ore successive l'anziana ha manifestato i primi segni di malessere e, accompagnata dai familiari, si è rivolta all'ospedale di Cavalese. Dopo quasi due settimane di ricovero caratterizzate da febbre elevata e sintomi persistenti, è stato disposto il trasferimento urgente al Santa Chiara di Trento, dove la paziente è stata ricoverata in terapia intensiva.
| Data | Evento |
|---|---|
| 8 giugno | Morso da zecca nei pressi dell'abitazione |
| Giorni successivi | Primi sintomi e ricovero a Cavalese |
| Trasferimento (dopo ~2 settimane) | Ricovero al Santa Chiara di Trento in condizioni critiche |
| 10 luglio | Decesso per danni cerebrali irreversibili |
I tentativi dei sanitari non hanno potuto evitare il peggioramento dell'infezione, che ha portato a danni cerebrali irreversibili e alla morte della paziente.
Rischi e prevenzione per la popolazione
La vicenda richiama l'attenzione sul rischio, seppur relativamente raro ma potenzialmente grave, delle infezioni trasmesse dalle zecche, tra cui la meningoencefalite e altre patologie infettive. Per i residenti di aree montane e rurali della provincia è utile ricordare alcune pratiche di prevenzione:
- evitare di camminare in erba alta senza indossare abiti protettivi;
- controllare il corpo e gli animali domestici dopo escursioni all'aperto;
- rimuovere con cura eventuali zecche trovate sulla pelle seguendo le linee guida sanitarie;
- rivolgersi prontamente al medico o al pronto soccorso in caso di febbre persistente o sintomi neurologici dopo un morso.
Per chi frequenta i sentieri o lavora nei prati, è inoltre possibile informarsi presso i servizi sanitari locali sulle misure di protezione e, dove indicato, sulle opzioni vaccinali previste per alcune infezioni trasmesse da artropodi (verificare l'efficacia e le indicazioni con il proprio medico).
Impatto locale e riflessi sanitari
La morte della 76enne rappresenta un caso grave che mette in luce la necessità di campagne informative rivolte a chi vive e lavora in zone a rischio. Strutture ospedaliere come il Santa Chiara e l'ospedale di Cavalese sono state coinvolte nella gestione del caso, che sottolinea l'importanza della tempestività nella diagnosi e nel trasferimento in centri con terapie avanzate quando i sintomi peggiorano.
La tragica vicenda potrà spingere le autorità sanitarie locali a valutare iniziative di prevenzione e informazione rivolte alle comunità di valle, in particolare durante i mesi estivi quando le attività all'aperto aumentano.
La redazione seguirà eventuali aggiornamenti ufficiali sugli accertamenti clinici e sulle iniziative di prevenzione comunicate dalle autorità sanitarie provinciali.