La richiesta della Procura
Quattro persone originarie di Foggia rischiano di comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. I pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per le contestazioni legate a un traffico di eroina e, per due degli indagati, a una presunta tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
L’udienza è fissata per il 24 novembre davanti al gup di Bari. Si tratta, dunque, di una fase ancora preliminare: le accuse dovranno essere valutate dal giudice e, in caso di processo, sottoposte al contraddittorio tra accusa e difesa. Nessuno degli imputati può essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva.
Il carico sequestrato
Secondo la ricostruzione degli investigatori e della Dda, l’indagine avrebbe documentato un ordine partito dal carcere di Siracusa e destinato alla Sicilia. Al centro della vicenda ci sarebbero due chilogrammi di eroina, acquistati per 15mila euro e affidati a un foggiano incaricato di custodirli.
Il sequestro risale al 26 novembre 2025, quando la squadra mobile, dopo aver seguito la trattativa e raccolto intercettazioni, avrebbe trovato la droga nell’abitazione dell’uomo poi arrestato in flagranza. Il carico, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbe quindi arrivato alla destinazione prevista, individuata in Trapani.
| Elemento | Dati dell’inchiesta |
|---|---|
| Sostanza sequestrata | 2 kg di eroina |
| Somma indicata | 15mila euro |
| Data del sequestro | 26 novembre 2025 |
| Udienza preliminare | 24 novembre, gup di Bari |
I quattro foggiani coinvolti
Tra le persone accusate figurano Rocco Moretti junior, 29 anni, detenuto per altre vicende; Francesco Abbruzzese, 49 anni, anche lui già detenuto; Angelo Bruno, 58 anni, indicato nell’inchiesta con il soprannome di “il pirata”; e Pasquale Moffa, 44 anni, detenuto per altra causa.
- Moretti junior, Abbruzzese e Bruno devono rispondere, secondo l’accusa, della detenzione dei due chilogrammi di eroina.
- Abbruzzese e Moffa sono chiamati a rispondere anche di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
- La presunta richiesta di denaro a un imprenditore sarebbe stata compresa tra 15mila e 20mila euro.
Le intercettazioni e il filone sul racket
Gli episodi contestati sarebbero emersi da un filone investigativo collegato all’inchiesta sul racket che aveva portato a 18 arresti l’11 maggio 2026. Gli investigatori monitoravano da mesi Abbruzzese, descritto dagli inquirenti come esponente di rilievo del clan Moretti/Pellegrino/Lanza e tornato in libertà nel marzo precedente dopo una condanna definitiva a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni per reati di mafia, estorsione e armi.
Nel materiale raccolto dagli investigatori compaiono conversazioni ritenute rilevanti per ricostruire i rapporti tra gli indagati e la destinazione del carico. In particolare, una telefonata tra Abbruzzese e Moretti, detenuto in Sicilia, sarebbe stata interpretata dagli inquirenti come un elemento utile a collocare il secondo nella trattativa. In un successivo colloquio con Bruno, sempre secondo l’accusa, si sarebbe parlato della qualità della sostanza e del trasferimento verso la Sicilia.
«Questi due pacchi devono arrivare a Trapani»
La frase è riportata negli atti dell’inchiesta e viene considerata dagli investigatori un riferimento alla destinazione della droga. Il quadro accusatorio sarà ora sottoposto al vaglio del giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se sussistano i presupposti per aprire il processo.