Riflessione pubblica sui giovani e sulla sicurezza nei quartieri di Como
In un editoriale apparso sul periodico parrocchiale Il Focolare, che segue le attività nelle parrocchie di Camerlata e Rebbio, don Giusto della Valle affronta il tema del fenomeno delle baby gang e dei giovani definiti «maranza», sottolineando la necessità di un cambio di paradigma nell'intervento sulla gioventù in difficoltà.
Il sacerdote ricorda che la formazione di gruppi giovanili legati a episodi di disagio sociale «si è manifestata anche nel nostro quartiere una decina di anni or sono», e si interroga sulle cause e sulle risposte: «Provengono da famiglie disagiate? Disturbano? Delinquono?».
"San Giovanni Bosco insegna che l’approccio giusto è quello educativo e non repressivo. La mia proposta è semplice: sostituiamo le forze dell’esercito che circolano per la città di Como con educatori di strada che sanno stare con i giovani e sanno orientarli".
Con questa proposta don Giusto richiama un modello che punta sull'accompagnamento e sul contatto diretto con i ragazzi, anziché su interventi esclusivamente imposti dall'alto. La sua osservazione si inserisce in un contesto in cui, secondo la sua testimonianza, le comunità parrocchiali locali cercano da anni strumenti di dialogo e aggregazione interreligiosa e culturale.
Esperienze locali di inclusione e luoghi di aggregazione
Nel testo vengono richiamate esperienze concrete sviluppate nell'Oratorio di Rebbio e, più di recente, anche a Camerlata. L'articolo descrive come l'oratorio sia diventato uno spazio di incontro tra fedi e culture diverse, citando la nascita della comunità buddista dello Sri Lanka a partire da una scuola di lingua nel 2011, l'insediamento del monaco Ognana e l'acquisizione di una casa-tempio sulla strada che collega Albate a Senna.
- Scuola coranica: incontro dei giovani senegalesi «TUBA», attivo la domenica pomeriggio dalle 13 alle 19.
- Partecipazione crescente delle seconde generazioni nelle comunità libanesi e africane presenti nell'oratorio.
- Presenza di chiese evangeliche ghanesi e nigeriane e di gruppi di Grest con minori di fedi diverse.
| Comunità | Attività citata | Periodo/nota |
|---|---|---|
| Comunità buddista dello Sri Lanka | Scuola di lingua; tempio nella casa acquistata | Avviata nel 2011; monaco residente |
| Gruppo senegalese "TUBA" | Scuola coranica domenicale | Ritrovo domenicale 13-19 |
| Comunità libanese sciita, chiese evangeliche | Incontri e attività giovanili | Coinvolgimento delle seconde generazioni |
Implicazioni per Como: ordine pubblico, politiche sociali e formazione
La proposta di sostituire la presenza militare con educatori di strada solleva questioni pratiche e politiche per l'amministrazione cittadina e per i servizi sociali: formazione degli operatori, strumenti di finanziamento, coordinamento con forze dell'ordine e con le parrocchie, valutazione degli esiti sul territorio. Non sono contenuti nel testo numeri operativi o piani dettagliati, ma la sollecitazione evidenzia la richiesta di un intervento a lungo termine orientato all'inclusione e alla prevenzione.
Per i residenti di Camerlata, Rebbio e più in generale di Como, il richiamo mette in luce due dimensioni concrete: da un lato il bisogno di spazi e figure capaci di intercettare i giovani a rischio; dall'altro la presenza, già attiva, di luoghi come l'oratorio che fungono da punto di riferimento per molte comunità etniche e religiose.
La proposta di don Giusto apre dunque un dibattito pubblico sulla gestione della sicurezza urbana che coinvolge istituzioni, realtà associative e famiglie. Se l'obiettivo è ridurre la conflittualità giovanile e favorire percorsi di crescita, sarà decisivo individuare modalità operative condivise tra enti locali, parrocchie e organizzazioni del terzo settore.
Resta inoltre centrale la domanda di fondo che il sacerdote pone: come conciliare esigenze di controllo con interventi educativi efficaci sul territorio? La risposta, secondo l'editoriale, passa dalla costruzione di fiducia reciproca e da strumenti rivolti ai bisogni reali dei giovani e delle loro famiglie.