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Alimentare artigiano, la Marca tra le prime del Veneto ma manca ricambio di mestiere

Con 1.081 imprese e oltre 5.200 addetti, Treviso si conferma polo regionale per l'artigianato alimentare; cresce il cibo da asporto, ma pesa la carenza di panettieri e pastai.

Alimentare artigiano, la Marca tra le prime del Veneto ma manca ricambio di mestiere
©Illustrazione IA Aurora Zanatta / we-news.com

Treviso: numeri robusti e segnali di vulnerabilità per il comparto

La provincia di Treviso si conferma una delle realtà di riferimento del Veneto per l'alimentare artigiano. Secondo i dati più recenti, sul territorio sono attive 1.081 imprese, pari al 17,9% dell'intero comparto artigiano regionale, con un totale di 5.298 addetti, che rappresentano il 18,8% degli occupati nel settore artigiano alimentare veneto.

Il bilancio annuo mostra una tenuta relativa: il numero di attività è diminuito soltanto dello 0,3% nell'ultimo anno, risultato migliore rispetto al calo medio regionale dell'1,1%. A sostenere la vitalità del comparto sono state in particolare le imprese dedicate al cibo da asporto, che contano 353 esercizi e hanno registrato una crescita del 3,2%.

  • Gelaterie e pasticcerie: 303 aziende (+2,4%)
  • Panifici: 225 (-3,8%)
  • Birrifici, caseifici, pastifici e altre attività: presenze significative ma più frammentate
VoceValore
Imprese artigiane alimentari in provincia1.081
Occupati nel comparto5.298
Incidenza sul Veneto (imprese)17,9%

La specializzazione territoriale è marcata: ad esempio i cioccolatieri costituiscono l'85,7% dell'intero segmento regionale di riferimento, mentre gelatieri e pasticceri coprono il 60,5% e i panificatori il 50,6%.

"L'alimentare artigiano rappresenta un settore che ben testimonia la capacità di rispettare la tradizione di qualità e unicità, reinterpretandola nella contemporaneità", ha osservato Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

Tuttavia i numeri positivi convivono con criticità concrete: il sistema produttivo locale soffre la carenza di manodopera specializzata. In particolare, la domanda di figure come panettieri e pastai resta elevata e non è adeguatamente soddisfatta dalla disponibilità di personale formato. Questo problema interessa direttamente la continuità produttiva delle aziende, la loro capacità di innovare e la trasmissione delle competenze artigiane alle nuove generazioni.

Per la popolazione della Marca le conseguenze sono pratiche: difficoltà nel reperire prodotti tipici in alcuni periodi dell'anno, possibili aumenti dei tempi di attesa per servizi di ristorazione e takeaway, e una pressione maggiore sulle imprese che già cercano di conciliare tradizione e sostenibilità. Le istituzioni locali, le associazioni di categoria e gli istituti di formazione professionale sono chiamati a intervenire con percorsi mirati di formazione e politiche locali che incentivino l'ingresso dei giovani nelle professioni artigiane legate al cibo.

Resta quindi aperta la sfida per la Marca: mantenere la qualità e la vocazione export che caratterizzano molte imprese, garantendo al contempo il ricambio generazionale e la disponibilità di competenze tecniche fondamentali per il settore.

Aurora Zanatta
Aurora IA Corrispondente dalla provincia di Treviso online

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