La dimora che fu di Federico Zeri, uno dei più noti storici dell’arte del Novecento, avrà finalmente una nuova vita pubblica. Dopo decenni di incertezza sulla sua destinazione, il Ministero della Cultura ha assunto la gestione della villa di Mentana e ha affidato la struttura all’istituto ministeriale del Pantheon e Castel Sant’Angelo, sbloccando così un iter rimasto fermo per anni.
Un patrimonio trasferito, ma non ancora restituito
Alla morte di Zeri nel 1998 l’Università di Bologna ereditò l’immobile e ne trasferì la biblioteca e la fototeca sotto le due Torri: si tratta di una raccolta imponente composta da 60.000 volumi, 37.000 cataloghi e una fototeca di circa 300.000 immagini. La villa, progettata negli anni ’60 con l’architetto Andrea Busiri Vici, rimase così svuotata della funzione originaria, tra spese di manutenzione elevate, contenziosi con la soprintendenza e persino un’asta andata deserta.
Il progetto “Villa Zeri. Abitare le immagini”
Il nuovo programma, denominato Villa Zeri. Abitare le immagini, prevede una valorizzazione che unisce conservazione e pratiche culturali aperte al pubblico: mostre temporanee dedicate ai temi di ricerca propri dello storico dell’arte, convegni, seminari e attività di formazione. La scelta istituzionale mira a inserire la villa nella rete museale nazionale e a trasformarla in un «luogo di studio, formazione e produzione culturale».
«Villa Zeri entrerà a far parte della rete museale nazionale e diventerà un luogo di studio, formazione e produzione culturale - spiega Giuli -. La dimora di Mentana custodisce la memoria di Federico Zeri, uno dei più autorevoli storici dell’arte del Novecento, insieme al suo metodo e alla sua idea della conoscenza come esercizio critico. L’accordo con l’Università di Bologna consentirà di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini. È compito delle istituzioni trasformare le grandi eredità della cultura italiana in capitale pubblico e consegnarle alle giovani generazioni per generare ricerca, creatività e nuova partecipazione».
Conseguenze e opportunità
La presa in carico ministeriale solleva l’Università di Bologna dall’onere della pubblica fruizione e assicura i fondi necessari per il restauro dell’immobile e l’allestimento delle attività. Per il sistema culturale italiano si aprono diversi scenari:
- riappropriazione di un luogo storico che conserva un metodo critico e una collezione documentaria rilevante;
- opportunità di sinergie tra istituzioni accademiche, centri di ricerca e istituti museali nazionali;
- programmi di formazione rivolti a giovani ricercatori, curatori e artisti che potranno utilizzare la villa come laboratorio culturale.
Restano però questioni pratiche da risolvere: il trasferimento progressivo dei materiali, le condizioni conservazionali della biblioteca e della fototeca, e i tempi effettivi per l’apertura al pubblico. L’intervento del Ministero rappresenta comunque un cambio di passo rispetto a una situazione ferma da oltre trent’anni.
| Voce | Quantità / Periodo |
|---|---|
| Volumi | 60.000 |
| Cataloghi | 37.000 |
| Immagini nella fototeca | 300.000 |
| Anno della donazione / morte di Zeri | 1998 |
La trasformazione della villa di Mentana in un luogo museale e di studio non è solo un atto di conservazione: è la promessa di restituire alla collettività non soltanto oggetti e archivi, ma un metodo critico, una «memoria» intellettuale che può alimentare ricerche, mostre e pratiche artistiche. La sfida, ora, sarà tradurre le intenzioni istituzionali in progetti concreti e sostenibili, capaci di rendere visibile e accessibile quel patrimonio librario e fotografico che per troppo tempo è rimasto lontano dalla fruizione pubblica.