Provvedimento eseguito dalle forze di polizia
È stato eseguito nei giorni scorsi il provvedimento che ha riportato in carcere Giuseppe Costa, pregiudicato originario di Custonaci e ritenuto organico a Cosa nostra trapanese. La misura, disposta dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, ha annullato i benefici premiali precedentemente concessi a Costa, determinando l’espiazione di una pena residua di quattro anni e sette mesi.
Motivazioni della revoca
Secondo quanto riportato nel provvedimento, la revoca dei benefici è motivata dalla "perdurante appartenenza" di Costa all'organizzazione mafiosa locale. Nel corso delle verifiche sarebbe emersa, sia durante la detenzione sia dopo la scarcerazione risultante dall'anticipazione della pena, la prosecuzione del sostegno economico a suo favore da parte di esponenti di Cosa nostra, tra cui il pregiudicato Pietro Virga. Questa situazione è stata ritenuta incompatibile con il mantenimento del beneficio che, in precedenza, aveva comportato uno sconto di pena pari a 1.800 giorni.
Dove era previsto il domicilio e le persone coinvolte
- Per consentire l'esecuzione del regime di libertà vigilata, era stata indicata la città di Lamezia Terme con un domicilio in via XX Settembre.
- Il provvedimento è stato materialmente eseguito dalle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro, che hanno cooperato per l'esecuzione della misura.
Il passato giudiziario
La vicenda giudiziaria di Costa affonda le radici negli anni Novanta. Nell'ambito del procedimento noto come "Bagarella Leoluca + 66", era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, pena poi ridotta in appello a 25 anni, per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona, tra le contestazioni più gravi quelle relative al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Impatto e conseguenze per il territorio
La revoca della libertà anticipata a un soggetto considerato organico a Cosa nostra trapanese assume rilievo per la provincia di Trapani sia sul piano della sicurezza percepita sia su quello dell'azione di contrasto alle organizzazioni mafiose. La decisione del Tribunale di Sorveglianza sottolinea come la concessione di benefici premiali resti vincolata a comportamenti effettivi e alla reale cessazione di legami con l'organizzazione criminale.
Cooperazione investigativa
Il coordinamento operativo tra le Squadre Mobili di due province diverse è stato citato come elemento significativo per l'esecuzione del provvedimento. L'episodio mette in evidenza la necessità di monitoraggi incrociati e continui per chi ottiene misure alternative al carcere, soprattutto quando nel passato vi sono condanne per reati di mafia.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Pena residua | 4 anni e 7 mesi |
| Sconto di pena precedentemente riconosciuto | 1.800 giorni |
| Condanna in primo grado | 30 anni |
| Pena in appello | 25 anni |
La vicenda rimane sotto la lente degli organi giudiziari e delle forze di polizia. Eventuali sviluppi saranno oggetto di ulteriori provvedimenti e comunicazioni ufficiali da parte delle autorità competenti.