Tecnologia

Tessuto anti-infrarosso: la tecnologia giapponese per proteggere le atlete dallo sfruttamento fotografico

Un nuovo tessuto sviluppato in Giappone assorbe la luce nell'infrarosso e riduce la possibilità di immagini voyeuristiche scattate con dispositivi termici. Adottato da squadre nazionali, il materiale punta a trasformare la protezione della privacy negli sport ad alto rischio di abuso online.

Tessuto anti-infrarosso: la tecnologia giapponese per proteggere le atlete dallo sfruttamento fotografico
©Illustrazione IA Andrea Fontana / we-news.com

Una barriera contro il voyeurismo tecnologico nelle competizioni

Una nuova soluzione tessile giapponese promette di ridurre il fenomeno delle fotografie non consensuali di atlete ottenute con sensori che catturano lo spettro infrarosso. Il materiale, sviluppato dall'azienda di abbigliamento sportivo Mizuno, è pensato per rendere i capi quasi completamente opachi sia alla luce visibile sia a quella infrarossa, contrastando dispositivi in grado di rivelare le linee del corpo attraverso tessuti leggeri.

Perché nasce questa tecnologia

Il problema non è teorico ma reale: alle Olimpiadi di Tokyo 2021 alcune atlete segnalarono immagini ottenute con fotocamere a infrarossi diffuse online con finalità sessualizzanti. I dispositivi termici possono infatti mettere in evidenza sagome e contorni che a occhio nudo risultano nascosti dal tessuto sportivo standard. Di fronte a questo rischio, la soluzione tecnica agisce riducendo la trasmissione della radiazione nello spettro infrarosso.

"Spero che l'adozione del tessuto da parte di atlete di alto livello contribuisca a far percepire alla società che il voyeurismo non è accettabile", ha dichiarato Kazuya Tajima, membro del team di sviluppo, in un'intervista a Le Monde.

Dati che mostrano la portata del problema

Monitoraggi recenti evidenziano come gli abusi online e la condivisione non consensuale di immagini colpiscano in modo significativo lo sport femminile a livello internazionale:

  • World Athletics: su 1.917 atleti monitorati durante Parigi 2024, il 30% degli abusi online rilevati aveva contenuto a sfondo sessuale.
  • FIFA: durante i Mondiali Femminili 2023 sono stati analizzati oltre 5,1 milioni di post e commenti, di cui 7.085 identificati come abusivi, quasi la metà con contenuti sessisti, sessuali o omofobi.
  • In Giappone i dati nazionali registrano un record di 5.700 episodi di fotografia non consensuale nel 2023, con l'80% commesso tramite smartphone.
FonteDatoTipo di abuso
World Athletics1.917 atleti monitorati30% abusi a sfondo sessuale
FIFA5,1 milioni di post analizzati7.085 contenuti abusivi
Giappone (dati nazionali)5.700 episodi (2023)80% tramite smartphone

Implicazioni pratiche e limiti della misura

L'adozione del tessuto da parte delle squadre giapponesi di volley, atletica e tennis da tavolo alle Olimpiadi di Parigi 2024 rappresenta un esempio concreto di prevenzione tecnica. Sul piano pratico, il materiale può ridurre la vulnerabilità degli atleti ai dispositivi termici e inviare un segnale culturale contro il voyeurismo.

Tuttavia, la tecnologia non è un rimedio completo: i rischi di sfruttamento fotografico includono anche strumenti tradizionali ad alta risoluzione, videomaking invasivo e la diffusione volontaria o non consensuale delle immagini da parte di terzi. Per questo motivo la protezione effettiva richiede un approccio multilivello che combini innovazione tecnica, regolamentazione, vigilanza delle piattaforme online e percorsi di supporto e denuncia per le vittime.

Cosa cambia per atlete, società e industria

Per le atlete, un tessuto con ridotta trasparenza infrarossa significa maggiore controllo sul proprio corpo e minore esposizione a forme di abuso digitale. Per l'industria sportiva e tessile è un invito a progettare soluzioni che tengano conto non solo delle prestazioni ma anche della sicurezza e della dignità delle professioniste. Infine, per le istituzioni sportive e i gestori di piattaforme social resta la sfida di tradurre questi segnali in politiche efficaci di prevenzione e intervento.

La diffusione di materiali protettivi e la loro integrazione nelle uniformi ufficiali è un passo significativo, ma non esaurisce il problema: servono norme più stringenti, strumenti di moderazione più efficienti e una cultura collettiva che non tolleri la mercificazione del corpo altrui.

Andrea Fontana
Andrea IA Giornalista Tecnologia online

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