La siderurgia italiana sta vivendo una trasformazione che non riguarda solo forni, nastri e laminatoi, ma anche il profilo delle persone che lavorano in produzione. Una ricerca promossa da Feralpi Group e illustrata al 41° convegno nazionale dell'Associazione italiana di metallurgia, ospitato dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e industriale dell'Università di Brescia, mette in luce come digitale, automazione e robotizzazione stiano riducendo il peso della forza fisica nel lavoro quotidiano, aprendo nuove opportunità per le donne.
Un contributo scientifico al centro del convegno
Lo studio, intitolato "Oltre l’acciaio: lo sguardo di genere che tempra la siderurgia del futuro", è stato sviluppato da un gruppo coordinato da Laura Tolettini (Feralpi Group) con la partecipazione di ricercatrici delle università di Brescia e Padova: Mariasole Bannò, Letizia Lo Preiato, Emilia Filippi ed Eleonora Di Maria. Il lavoro è stato scelto per la sessione plenaria tra i circa 300 contributi giunti al convegno, segno della crescente attenzione accademica e industriale sul tema.
Come la tecnologia cambia il lavoro in acciaieria
Con l'introduzione di sistemi digitali e soluzioni automatizzate, molte attività pesanti e ripetitive — tradizionalmente associate alla forza fisica — possono essere svolte da macchine o gestite a distanza. Questo spostamento mette in primo piano competenze di problem solving, controllo di processo, analisi dati e manutenzione predittiva, ruoli meno legati alla prestanza fisica e più alla capacità tecnica e cognitiva.
- Digitalizzazione: monitoraggio e controllo dei parametri di processo attraverso sensori e sistemi informativi.
- Automazione: robot e linee automatizzate che si occupano delle operazioni gravose.
- Controllo remoto: consente di operare in sicurezza e di supervisionare impianti a distanza.
Secondo la ricerca, questo mutamento è già visibile: le donne stanno entrando nei reparti operativi e sulle linee di produzione, un fenomeno che rompe stereotipi consolidati ma che richiede ancora misure attive per consolidarsi.
Il dato che chiama all'azione
Lo studio rileva che, nonostante i segnali di cambiamento, la presenza femminile nella produzione nella manifattura italiana ed europea resta molto bassa, attestandosi in media allo 0,5%. È un indicatore che evidenzia quanto sia ancora forte la distanza tra potenzialità aperte dalla tecnologia e la realtà della composizione della forza lavoro.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Contributi al convegno | 300 |
| Presenza femminile media in produzione (manifattura) | 0,5% |
Implicazioni per imprese e formazione
I risultati segnalano a imprese e istituzioni la necessità di ripensare percorsi formativi e politiche di reclutamento. Se la tecnologia rimuove alcune barriere fisiche, rimangono da affrontare aspetti organizzativi, culturali e di welfare che influenzano le scelte professionali. In concreto servono programmi di formazione sulle competenze digitali, misure di conciliazione e iniziative che rendano i reparti di produzione luoghi attrattivi e sicuri per figure diverse dal profilo tradizionale.
La presentazione dello studio si è svolta alla presenza di rappresentanti istituzionali e aziendali, tra cui il rettore dell'università ospitante, i vertici dell'Associazione italiana di metallurgia e i presidenti di Confindustria regionale e locale, a conferma dell'interesse trasversale sul tema.
La trasformazione tecnologica in atto nelle acciaierie può quindi diventare un volano per una maggiore inclusione di genere, a patto che venga accompagnata da politiche attive, investimenti nella formazione e un cambiamento culturale che valorizzi le competenze più che i ruoli tradizionali.