Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, con sentenza del 21 luglio 2026, ha rigettato il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e cittadini contro il progetto di una tangenziale che attraverserebbe la piana agricola dell’Alute, a Bormio, in Valtellina. Si tratta di un intervento pensato oltre vent’anni fa e riportato all’attenzione pubblica a seguito di finanziamenti regionali promossi durante la fase organizzativa delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, manifestazione che però non ha poi giustificato la realizzazione dell’opera.
Una vicenda che parla al Paese
La decisione del Tar riapre questioni più ampie: il rapporto tra progetti infrastrutturali e consumo di suolo, la protezione delle aree agricole di montagna e la capacità del quadro normativo di valutare adeguatamente i rischi per la biodiversità. Secondo chi si è opposto all’opera, infatti, il tratto interessato è una piana coltivata di pregio che svolge funzioni ecologiche e paesaggistiche rilevanti; per gli oppositori, la strada sarebbe superflua e dannosa.
- Il progetto risale a oltre due decenni fa e non è mai stato realizzato;
- I fondi erano stati giustificati anche con il richiamo alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026;
- Il Tar ha ritenuto legittimi gli atti amministrativi impugnati, respingendo il ricorso.
La lettura critica della sentenza — evidenziata da esperti come il professor Paolo Pileri — sottolinea però una possibile sottostima delle questioni ambientali nel ragionamento giuridico. Per più parti, la scelta giudiziaria pone un precedente su come vengono valutati impatti quali il consumo di suolo e la perdita di funzioni ecosistemiche nelle decisioni amministrative.
Conseguenze e punti di attenzione
Accanto all’arco locale della vicenda, emergono conseguenze pratiche e politiche con ricadute nazionali. Tra queste:
- la tensione tra esigenze infrastrutturali e tutela di aree agricole e naturali;
- l’utilizzo di programmi di finanziamento pubblici legati a eventi straordinari per opere non più necessarie;
- la necessità di aggiornare strumenti normativi e giuridici per integrare meglio la protezione del suolo e della biodiversità nella valutazione delle opere.
Una piccola tabella ricostruisce i passaggi salienti della vicenda:
| Anno / Data | Evento |
|---|---|
| Primi anni 2000 | Progetto della tangenziale originario |
| Periodo preparatorio Milano-Cortina 2026 | Ripescaggio del progetto e richieste di finanziamento |
| 21 luglio 2026 | Sentenza del Tar Lombardia: respinto il ricorso degli oppositori |
La vicenda richiama infine una questione politica: qual è il criterio con cui si attivano e si mantengono finanziamenti pubblici per opere che, nel tempo, possono perdere la loro ragion d’essere? E come si concilia questa pratica con la crescente attenzione internazionale e nazionale verso la salvaguardia del suolo e della biodiversità?
Per i gruppi ambientalisti coinvolti, la sentenza rappresenta un passo indietro nella protezione del territorio; per gli amministratori che sostengono l’opera, al contrario, il pronunciamento del Tar legittima scelte di pianificazione. La discussione, tuttavia, non si esaurisce in aula: riguarda la governance delle risorse territoriali e il modo in cui il Paese decide di mettere in cantiere infrastrutture quando la crisi ecologica richiede invece prudenza e rigore nelle trasformazioni del paesaggio.