Una scelta di resilienza per la mobilità della Sicilia orientale
Alla luce delle recenti criticità legate all’attività dell’Etna, l’ex assessore provinciale Giuseppe Laface chiede di riaprire con serietà e in sede istituzionale il progetto dell’aeroporto del Mela. La proposta non intende mettere in discussione il ruolo di Catania come principale scalo della Sicilia orientale, ma solleva il tema della vulnerabilità di un sistema aeroportuale che concentra su un unico nodo gran parte dell’accessibilità dell’area.
Laface richiama il percorso amministrativo già avviato nel passato e ne sottolinea la consistenza: il 31 luglio 2007 fu infatti sottoscritto un Accordo di Programma che vedeva la Provincia come capofila, insieme alla Camera di Commercio, al Consorzio ASI e ad una sessantina di Comuni della provincia. In seguito fu costituita la società consortile "Aeroporto del Mela S.c.a.r.l." per seguire la verifica di fattibilità, la progettazione e l’avvio delle procedure necessarie alla realizzazione dello scalo.
Nel 2008 la Provincia affidò al professor Francesco Karrer uno studio sui principali profili ambientali relativi alla localizzazione nella Piana del Mela; lo studio, conclude Laface, non individuò ostacoli ambientali insormontabili, pur segnalando criticità importanti.
“L’Etna è una straordinaria risorsa della nostra terra, ma è anche uno dei vulcani più attivi al mondo: le emissioni di cenere e le conseguenti limitazioni dello spazio aereo sono quindi un fattore con il quale la programmazione dei trasporti deve strutturalmente confrontarsi.”
La riflessione proposta ha una duplice valenza per il territorio della provincia di Messina: da un lato mette in evidenza la necessità di pensare la mobilità in termini di resilienza rispetto a rischi naturali ricorrenti; dall’altro ripropone un dossier con passaggi amministrativi già avvenuti che potrebbero facilitare una ripresa della procedura senza ripartire completamente da zero.
Implicazioni pratiche per i cittadini e il territorio
- Accessibilità: il dibattito riguarda la capacità dell'area di mantenere collegamenti aerei stabili anche durante emergenze vulcaniche.
- Pianificazione: riaprire il dossier implicherebbe valutazioni su tempi, costi e impatto ambientale, oltre a un coordinamento tra enti locali e regionali.
- Occupazione e sviluppo: la realizzazione dello scalo potrebbe avere effetti sull'economia locale, pur richiedendo approfondimenti tecnici e autorizzativi.
La proposta di Laface si inserisce dunque in una scelta strategica: decidere se concentrare investimenti e programmazione sulla centralità di Catania o diversificare la rete aeroportuale per ridurre la vulnerabilità dell'intera area orientale della Sicilia.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 2007 | Sottoscrizione dell'Accordo di Programma e costituzione dell'ente promotore |
| 2008 | Affidamento dello studio ambientale al professor Francesco Karrer |
Qualsiasi riapertura del dossier richiederà confronti pubblici, aggiornamenti delle valutazioni ambientali e una chiara definizione dei ruoli istituzionali. Per i residenti della Piana del Mela e della provincia di Messina il nodo è concreto: come garantire collegamenti affidabili e continuità dei servizi senza sottovalutare rischi naturali che caratterizzano il territorio?
La proposta rilanciata da Laface apre un tema di ampio respiro, che coinvolge non solo scelte tecniche ma anche priorità politiche e di programma per le amministrazioni locali e regionali. Sarà necessario seguire gli sviluppi istituzionali per verificare se e come il dossier tornerà ad essere affrontato nelle sedi competenti.