Rischi di marginalizzazione e stima demografica al centro del dibattito
La discussione sul futuro amministrativo della Provincia di Isernia è tornata in primo piano dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha riaperto la prospettiva di un referendum per il distacco e l’aggregazione all’Abruzzo. L’apertura di questa possibilità ha subito suscitato commenti e prese di posizione, tra cui quella di Andrea Montesanto, coordinatore dell’associazione Costruire Democrazia.
Secondo Montesanto, la proposta trae origine da un malessere reale diffuso sul territorio: carenza di servizi, difficoltà della sanità pubblica e infrastrutture insufficienti. Tuttavia, aggiunge, la soluzione di aggregarsi a una regione più ampia potrebbe non produrre i benefici attesi e rischierebbe di danneggiare entrambe le comunità coinvolte.
"Comprendo le ragioni che hanno portato migliaia di cittadini a sostenere questo percorso. Non condivido, però, la soluzione proposta"
Il nodo principale sollevato riguarda la rappresentanza e il peso politico della Provincia di Isernia in un’ipotetica Regione Abruzzo allargata. Montesanto ricorda che oggi la provincia è una delle due componenti della Regione Molise e che questa centralità, se valorizzata, rappresenta una risorsa istituzionale. In termini demografici, gli abitanti della provincia costituiscono «circa un quarto» della popolazione molisana: una quota che garantisce visibilità e potenziale influenza nelle scelte regionali. In un Abruzzo più esteso, invece, la stessa popolazione inciderebbe per una percentuale stimata «inferiore al 5-6%», con possibili ripercussioni su investimenti e programmazione.
Conseguenze pratiche per i cittadini
Le implicazioni di un eventuale cambiamento di confine non sono solo simboliche. Tra gli aspetti concreti da considerare vi sono:
- la distribuzione delle risorse regionali per sanità e infrastrutture;
- la capacità di attrarre investimenti e progetti di sviluppo locali;
- la rappresentanza politica nelle sedi decisionali regionali; l’organizzazione amministrativa e i rapporti con enti e istituzioni già consolidati.
Questi elementi rendono necessario un dibattito pubblico approfondito, che vada oltre le motivazioni emotive e coinvolga dati, scenari finanziari e ipotesi operative sul funzionamento dei servizi territoriali.
| Elemento | Preoccupazione |
|---|---|
| Rappresentanza | Riduzione del peso politico in una regione più grande |
| Risorse | Possibile ridistribuzione che penalizzi investimenti locali |
| Servizi | Rischio di disallineamento nelle politiche sanitarie e infrastrutturali |
La posizione espressa da Montesanto invita dunque a non prescindere dall’analisi degli impatti concreti: la scelta di modificare confini amministrativi richiede una valutazione attenta sui piani economico, sociale e istituzionale. Allo stesso tempo la denuncia delle carenze nei servizi e nell’offerta sanitaria indica che la frustrazione diffusa tra i cittadini ha ragioni fondate e che il tema della qualità della vita rimane centrale nel dibattito locale.
Per la provincia di Isernia si apre ora un confronto pubblico che dovrà vedere coinvolti amministratori locali, forze sociali, operatori economici e cittadini, con l’obiettivo di valutare alternative che migliorino le condizioni del territorio senza compromettere la capacità di contare nelle scelte regionali.