Decisione del Consiglio di Stato e prossime mosse dell'ente provinciale
Il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento con cui la Provincia di Isernia aveva dichiarato improcedibile la richiesta di referendum per l'aggregazione alla Regione Abruzzo, presentata dal Comitato promotore. Con la sentenza, il fascicolo torna all'esame del Consiglio provinciale di Isernia, che dovrà pronunciarsi sull'indizione della consultazione popolare.
La vicenda nasce nel 2024, quando il Comitato per l'aggregazione consegnò alla Provincia una petizione sottoscritta da oltre 5mila firme. Tra le ragioni presentate dai promotori figurano il tentativo di migliorare servizi come la sanità e le infrastrutture, arginare lo spopolamento e favorire una maggiore integrazione territoriale con l'Abruzzo.
Il blocco e il ricorso
Il procedimento si era arrestato a dicembre 2025, quando il segretario generale della Provincia aveva comunicato ai promotori l'improcedibilità dell'istanza sostenendo che mancasse la proposta deliberativa necessaria per avviare l'istruttoria. Contro quella decisione il Comitato ha presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il Consiglio di Stato ha ritenuto il provvedimento provinciale viziato da carenza di motivazione e da eccesso di potere, riaprendo così la possibilità di valutare l'indizione del referendum.
Reazioni e posizioni
Il presidente della Provincia di Isernia, Daniele Saia, ha commentato la sentenza sottolineando che la pronuncia «stabilisce in modo inequivocabile la correttezza della linea che, come presidente, ho sostenuto fin dall’inizio, favorendo il diritto alla partecipazione dei cittadini rispetto agli ostacoli burocratici». Saia ha ricordato di essersi opposto alla dichiarazione di improcedibilità e di aver chiesto il riesame della pratica, acquisendo anche un parere favorevole dell'Avvocatura provinciale.
«Dovranno esprimersi sulla volontà popolare.»
La frase è stata pronunciata da Antonio Bucci, presidente del Comitato promotore, che ha richiamato la forza delle oltre 5mila firme e ha avvertito che, se il Consiglio provinciale votasse contro l'indizione del referendum, dovrà motivarne le ragioni.
Impatto locale e passaggi procedurali
La decisione del Consiglio di Stato non determina automaticamente l'indizione del referendum: essa trasferisce al Consiglio provinciale la responsabilità politica e amministrativa di valutare la richiesta e, se necessario, di adottare gli atti per indire la consultazione. Per i residenti della provincia la questione resta pratica e concreta: eventuali cambiamenti amministrativi influirebbero sull'organizzazione dei servizi e sui rapporti istituzionali con la Regione.
- 2024 – nascita del Comitato e raccolta della petizione (oltre 5mila firme)
- dicembre 2025 – la Provincia dichiara improcedibile la richiesta
- 6 agosto 2026 – il Consiglio di Stato accoglie il ricorso e restituisce la pratica al Consiglio provinciale
| Fase | Data | Esito |
|---|---|---|
| Raccolta firme | 2024 | Oltre 5mila sottoscrizioni |
| Blocco procedura | dicembre 2025 | Improcedibilità |
| Sentenza amministrativa | 6 agosto 2026 | Ricorso accolto; pratica al Consiglio provinciale |
Ora il Consiglio provinciale sarà chiamato a una scelta articolata: decidere se ammettere la richiesta e avviare gli atti per il referendum oppure respingerla motivando compiutamente la propria posizione. La decisione avrà riflessi sia sul piano amministrativo sia su quello politico, con potenziali ripercussioni su diritti di partecipazione e sull'organizzazione dei servizi territoriali.