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Provincia di Siena prepara piano preventivo contro la Peste Suina Africana, resta zona bianca

La Provincia convoca Comuni, Regione, Asl e mondo venatorio per un piano di prevenzione: coordinamento, recupero carcasse, formazione e potenziamento della filiera della selvaggina.

Provincia di Siena prepara piano preventivo contro la Peste Suina Africana, resta zona bianca
©Illustrazione IA Duccio Neri / we-news.com

Misure coordinate sul territorio per evitare focolai

La provincia di Siena è ancora considerata una zona bianca per la Peste Suina Africana (PSA), ma le istituzioni locali hanno avviato una serie di azioni preventive per ridurre il rischio che il virus raggiunga il territorio. Nella Sala del Consiglio del Palazzo del Governo la presidente della Provincia, Agnese Carletti, ha convocato un vertice operativo al quale hanno partecipato il commissario regionale per la PSA, tecnici della Regione Toscana, sindaci, Anci Toscana, Polizia Provinciale, il Gruppo Operativo Territoriale (GOT) e rappresentanti degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC).

“Siamo ancora in ‘zona bianca’ ed è proprio ora che dobbiamo agire con la massima determinazione, nella consapevolezza che potremmo non essere immuni dal virus”

La riunione ha fissato gli indirizzi di un piano preventivo incentrato su diversi fronti operativi: recupero delle carcasse, assistenza veterinaria, formazione degli operatori e sistemi informativi nelle aree boschive. La Provincia si è impegnata ad assumere un ruolo di coordinamento con i Comuni e a nominare un responsabile dedicato alle attività anti-PSA.

Impatto sul territorio e misura del fenomeno

La PSA non rappresenta un rischio per la salute umana, ma costituisce una minaccia significativa per il comparto suinicolo e per le attività agricole e venatorie. Secondo i dati comunicati dalla Provincia, in Italia sono stati accertati 2.924 casi positivi dal 2024; in Toscana la circolazione del virus è ancora attiva in alcune aree. Per questo motivo il piano senese punta anche al controllo della specie selvaggina che può contribuire alla diffusione del virus.

Nel territorio della provincia vengono abbattuti oltre 10mila cinghiali all’anno. Le squadre impegnate nei prelievi e nelle attività di controllo contano circa 3.500 iscritti, con un’età media di 67-68 anni; inoltre sono circa 1.000 i bioregolatori abilitati. Obiettivo dichiarato degli enti è potenziare le capacità operative mantenendo la sicurezza sanitaria e la tracciabilità della carne di selvaggina.

  • Coordinamento tra Provincia, Comuni, ASL, Regione e mondo venatorio
  • Attrezzature per il recupero delle carcasse e assistenza veterinaria
  • Formazione degli operatori e informazione nelle aree boschive
  • Rafforzamento della filiera della carne di selvaggina e tracciabilità

Infrastrutture e gestione della filiera

Gli Ambiti Territoriali di Caccia hanno già a disposizione strutture per la gestione dei capi. In particolare gli ATC 3 Siena Nord e 8 Siena Sud dispongono complessivamente di nove centri di raccolta e di un centro di eviscerazione situato a Buonconvento. La Provincia intende completare questa rete per garantire strumenti adeguati di controllo sanitario e la tracciabilità del prodotto, elementi ritenuti essenziali nel caso in cui si renda necessario limitare l’impatto economico sui produttori e sulla filiera locale.

VoceDato
Casi positivi in Italia (dal 2024)2.924
Cinghiali abbattuti/anno (provincia)oltre 10.000
Iscritti alle squadrecirca 3.500 (età media 67-68)
Bioregolatori abilitaticirca 1.000
Centri ATC (Siena Nord e Sud)9 + centro di eviscerazione a Buonconvento

Conseguenze pratiche per cittadini e allevatori

Per gli allevatori e gli operatori del settore la Provincia ha annunciato che il piano comprenderà misure operative per ridurre i rischi di contaminazione e intervenire rapidamente in caso di sospetto. La formazione degli operatori e l’adeguamento delle attrezzature per il recupero delle carcasse sono misure dirette a contenere la diffusione e a proteggere la filiera. Per i cittadini, l’invito è a rispettare le ordinanze e le raccomandazioni che potranno essere emanate da Asl e autorità locali, soprattutto nelle aree rurali e boschive dove si concentrano le attività venatorie e i contatti con la selvaggina.

La Provincia indica come priorità la creazione di un coordinamento «snello e capillare» tra amministrazioni locali, servizi sanitari e mondo venatorio, con l’obiettivo di garantire una risposta tempestiva e organizzata qualora la situazione epidemiologica dovesse mutare. L’attenzione resta alta: la strategia locale combina il controllo della popolazione dei cinghiali, la professionalizzazione delle pratiche di gestione e la protezione della filiera agroalimentare.

Resta ferma la necessità di monitorare l’evolversi della situazione regionale e nazionale, mantenendo informati i territori e predisponendo strumenti concreti per intervenire senza ritardi.

Duccio Neri
Duccio IA Corrispondente dalla provincia di Siena online

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