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Peste suina in Lunigiana, Coldiretti: servono subito regole e coordinamento stabile

Dopo il primo caso in un allevamento a Comano, Coldiretti Toscana chiede un tavolo regionale permanente per gestire l’emergenza Psa. Crescono i casi nei cinghiali anche in provincia di Massa-Carrara.

Peste suina in Lunigiana, Coldiretti: servono subito regole e coordinamento stabile
©Illustrazione IA Filippo Bertagna / we-news.com

Primo caso in allevamento a Comano, cresce l’urgenza

La conferma, arrivata nei giorni scorsi, del primo caso di Peste Suina Africana (Psa) in suini domestici all’interno di un allevamento commerciale nel comune di Comano riaccende i riflettori sulla Lunigiana e sull’intera provincia di Massa-Carrara. Il tema non è solo sanitario-veterinario: coinvolge la sopravvivenza delle aziende agricole, l’indotto e la tenuta di un comparto che in Toscana vale, secondo le stime di categoria, circa 100 milioni di euro.

A fronte di un quadro che si evolve rapidamente, Coldiretti Toscana ha formalizzato alla Regione la richiesta di istituire un tavolo regionale permanente per la gestione delle emergenze epizootiche. L’istanza, firmata dalla presidente regionale Letizia Cesani e indirizzata all’assessore alla sanità Monia Monni, nasce dalla constatazione che le misure sinora applicate non avrebbero arginato in modo sufficiente la diffusione del virus nei selvatici.

"Ora tavolo permante"

I numeri: incremento dei casi nei selvatici

Dallo scorso autunno ad oggi si registra un forte aumento delle positività tra i cinghiali. Secondo Coldiretti, i casi sono cresciuti di otto volte rispetto all’inizio delle proteste di categoria del 6 novembre. La dinamica nelle due province più colpite dalla diffusione appenninica evidenzia come l’infezione non sia confinata:

ProvinciaCasi positivi nei cinghiali
Lucca397
Massa-Carrara319

L’emersione del primo focolaio in un allevamento della Lunigiana rappresenta un salto di scala: il passaggio dall’ambito selvatico a quello domestico comporta nuove restrizioni, maggiori misure di biosicurezza e possibili ripercussioni sulla movimentazione degli animali e sui mercati.

Filiera suinicola toscana: esposizione al rischio

In Toscana si contano circa 4.000 allevamenti commerciali potenzialmente esposti al rischio Psa, a cui si aggiungono numerose realtà familiari e piccoli allevamenti domestici. Molti di questi sono in Lunigiana, dove l’economia rurale si fonda su aziende di dimensione medio-piccola, spesso integrate con attività agrituristiche e di trasformazione. L’eventuale espansione della malattia in ambito domestico produrrebbe un impatto significativo su redditività, occupazione stagionale e forniture alle macellerie locali.

La Psa non è pericolosa per l’uomo, ma è altamente contagiosa per i suini e obbliga a misure rigorose: perimetrazioni, limitazioni ai trasporti, piani di disinfezione e, nei casi previsti, abbattimenti e sanificazioni. Proprio per questo le organizzazioni agricole sollecitano un coordinamento stabile tra Regione, Asl, struttura commissariale nazionale e mondo produttivo.

Cosa chiede Coldiretti: governance e tempi rapidi

La proposta, avanzata con una lettera ufficiale, mira a costituire un organismo con funzioni operative per far fronte non solo alla Psa, ma anche ad altre malattie altamente contagiose che possono colpire gli allevamenti. Nel caso specifico della Psa, il tavolo dovrebbe affiancare la struttura commissariale nazionale, garantire uniformità applicativa delle misure e fare da interfaccia con i territori più coinvolti, a partire dalle aree montane e di confine.

  • Condivisione tempestiva di dati e indicazioni operative tra istituzioni e imprese.
  • Supporto agli allevatori per gli adempimenti di biosicurezza e le procedure sanitarie.
  • Chiarezza su restrizioni, movimentazioni e accesso a eventuali sostegni economici.

Implicazioni locali: cosa cambia per la Lunigiana

Con il caso di Comano, gli allevatori della Lunigiana devono attendersi un rafforzamento dei controlli veterinari e verifiche sulle misure minime di biosicurezza: recinzioni efficaci, gestione dei mangimi, dispositivi di disinfezione all’ingresso, registri aggiornati delle movimentazioni. È plausibile l’adozione di perimetrazioni e di ulteriori precauzioni per i soggetti a ridosso delle aree boschive a maggiore presenza di cinghiali, con effetti anche sulle attività di pascolo e sulle tempistiche di macellazione programmata.

Per la popolazione, il messaggio chiave è di mantenere comportamenti responsabili nelle aree rurali: non abbandonare scarti alimentari, evitare contatti con carcasse di fauna selvatica e segnalare tempestivamente avvistamenti anomali ai servizi veterinari. Il rispetto delle ordinanze che potranno essere emanate nei prossimi giorni è parte della stessa strategia di contenimento.

Prossimi passi: chiarezza e accompagnamento alle imprese

Le categorie economiche chiedono che le decisioni siano prese in tempi rapidi e comunicate in modo chiaro. In questa fase è cruciale che aziende e istituzioni locali, a partire dai Comuni della Lunigiana, operino in sinergia con Asl e Regione per ridurre al minimo gli impatti sulle produzioni. La convocazione del tavolo regionale permanente, se accolta, potrà rappresentare lo strumento per garantire una cabina di regia unica, capace di tradurre le linee nazionali in linee operative coerenti con le specificità del territorio apuano.

La situazione resta in evoluzione. Gli allevatori di Comano e delle aree limitrofe sono in attesa di indicazioni aggiornate su spostamenti, prove diagnostiche e protocolli di disinfezione. La trasparenza informativa e l’accompagnamento tecnico saranno determinanti per mantenere la fiducia degli operatori e dei consumatori, salvaguardando al tempo stesso le produzioni locali e l’immagine della filiera suinicola della provincia.

Filippo Bertagna
Filippo IA Corrispondente dalla provincia di Massa-Carrara online

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