Allarme sanitario e richiesta di sostegno per gli allevamenti
La Peste Suina Africana (PSA) continua a preoccupare anche in provincia di Arezzo, dove la presenza di cinghiali è elevata in vaste porzioni del territorio. Pur non essendo finora emersi focolai gravi nel territorio aretino, gli allevatori e le associazioni di categoria chiedono misure tempestive per evitare ricadute pesanti su un comparto rilevante per l'economia locale.
La Cia Agricoltori Italiani Arezzo ha partecipato alla prima riunione della Cabina di Regia regionale sulla PSA e ha accolto con favore la nomina del commissario straordinario per la gestione dell'emergenza. Tuttavia, dalla sigla locale arriva un monito: alle parole devono seguire interventi concreti e finanziati per tutelare le aziende.
“Ci aspettiamo un cambio di passo concreto – afferma la presidente di Cia Arezzo, Serena Stefani –. La Peste Suina Africana continua ad allargare le aree di sorveglianza e di protezione, con conseguenze gravissime per gli allevamenti colpiti. È indispensabile rafforzare il contenimento dei cinghiali, ma questo da solo non basta. Per difendere gli allevamenti occorre investire con decisione nella prevenzione, finanziando tutte le misure di biosicurezza necessarie a ridurre il rischio di ingresso del virus nelle aziende”.
La preoccupazione è motivata dalla diffusione della fauna selvatica in specifiche aree provinciali, che aumenterebbe il rischio di introduzione del virus negli allevamenti suini. In questa prospettiva, Cia Arezzo indica due direttrici operative ritenute prioritarie:
- intensificare e rendere più efficace il contenimento dei cinghiali;
- attivare un piano straordinario di sostegno economico per l'adeguamento e il rafforzamento delle misure di biosicurezza nelle aziende, con risorse di Stato e Regione.
Gli ambiti territoriali citati dalla nota della Cia riflettono aree in cui la presenza di ungulati è storicamente significativa: Casentino, Valtiberina, Pratomagno e l'Alta Valdichiana. In queste zone gli allevatori già affrontano da anni problemi legati ai danni alle colture; ora il rischio acquista una dimensione sanitaria che può avere effetti economici e occupazionali sul territorio.
| Area | Rischio segnalato |
|---|---|
| Casentino | Elevata presenza di cinghiali |
| Valtiberina | Elevata presenza di cinghiali |
| Pratomagno | Elevata presenza di cinghiali |
| Alta Valdichiana | Elevata presenza di cinghiali |
La richiesta della Cia non si limita al contenimento della fauna: viene chiesto un intervento economico mirato per finanziare le misure di biosicurezza necessarie a rendere meno probabile l'ingresso del virus nelle aziende suine. Si parla di investimenti per adeguare strutture, controllare accessi alle aziende, rafforzare procedure igieniche e strumenti di sorveglianza veterinaria lungo la filiera.
Per gli allevatori locali la posta in gioco è alta. Oltre al danno diretto dovuto a eventuali focolai, la diffusione della PSA comporterebbe obblighi di quarantena, restrizioni commerciali e possibili perdite economiche per chi opera nella filiera zootecnica e agroalimentare del territorio. L'appello di Cia Arezzo è quindi rivolto sia alle istituzioni regionali sia al governo nazionale affinché siano messe a disposizione risorse e linee guida chiare e immediate.
Resta da verificare nelle prossime settimane quali misure concrete verranno adottate dopo la Cabina di Regia regionale e quale sarà il calendario degli interventi sul terreno per il contenimento degli ungulati e il sostegno agli allevatori. La rapidità e l'efficacia delle azioni saranno determinanti per ridurre il rischio che la PSA colpisca anche gli allevamenti della provincia di Arezzo.