Sentenza della Corte dei conti e numeri dell'indagine
La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, con la sentenza n. 28 del 23 luglio 2026, ha definito il giudizio di responsabilità avviato dalla Procura regionale nei confronti di un dipendente pubblico dell'ente di Perugia per l'effettuazione di accessi abusivi alla banca dati di servizio. Il provvedimento ricostruisce un'attività illecita compiuta durante l'orario di lavoro, con continuità, nel periodo dal 01/01/2017 al 10/05/2017.
Secondo quanto ricostruito dagli accertamenti, l'operatore ha effettuato complessivamente 802 interrogazioni su dati personali relative a 141 nominativi. Tra questi figurano posizioni di dirigenti e dipendenti dell'ente, insieme a 118 ulteriori nominativi corrispondenti a personaggi pubblici, noti esponenti politici e giornalisti.
Procedimenti paralleli e sanzioni già applicate
Le stesse vicende hanno dato luogo a tre diversi percorsi procedurali: un procedimento disciplinare, conclusosi con la condanna del dipendente al pagamento di una sanzione commisurata al compenso di 10 giornate lavorative; un giudizio penale ancora in corso; e il procedimento contabile che ha valutato l'esistenza di un danno patrimoniale per l'ente.
- Interrogazioni contestate: 802
- Nominativi coinvolti: 141 (di cui 118 figure pubbliche)
- Periodo dei fatti: 01/01/2017 - 10/05/2017
Valutazione economica del danno
La Procura regionale, nella domanda di risarcimento, aveva quantificato il danno patrimoniale in complessivi 7.339,18 euro (pari al 50% delle retribuzioni erogate al convenuto nel periodo in esame). La Corte dei conti, dopo aver accertato l'illiceità dei comportamenti e il dolo dell'agente, ha però riconosciuto un importo diverso, condannando il dipendente al risarcimento di 1.467,83 euro a favore dell'ente.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Interrogazioni | 802 |
| Nominativi | 141 (inclusi 118 personaggi pubblici) |
| Richiesta Procura | € 7.339,18 |
| Condanna Corte dei conti | € 1.467,83 |
Implicazioni per l'ente e per i cittadini
La sentenza mette in evidenza criticità sulla protezione delle banche dati interne e sugli strumenti di controllo degli accessi. Per i cittadini e per il personale dell'ente, il caso solleva questioni concrete: tutela della privacy, corretto uso delle risorse pubbliche e procedure di vigilanza interna. L'ente si era attivato dopo la segnalazione di altri dipendenti e si è costituito parte civile nel procedimento penale, circostanza che ha escluso la prescrizione sollevata dalla difesa.
Resta aperto il profilo penale della vicenda, con indagini in corso che potranno chiarire ulteriormente responsabilità e dinamiche. Nel frattempo, la pronuncia contabile segna un precedente rispetto alla valutazione economica del danno arrecato dall'uso improprio dei sistemi informativi pubblici.
Per la comunità locale, la decisione della Corte dei conti sottolinea l'importanza di rafforzare i controlli interni e le misure di sicurezza informatica per evitare ripetizioni di simili abusi.