Calano le botteghe: un fenomeno che colpisce Perugia e Terni
La contrazione delle attività artigiane continua a segnare la provincia di Perugia e l'intera Umbria. Secondo l'analisi dell'ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborata su dati Inps, tra il 2024 e il 2025 la provincia di Perugia ha visto diminuire il numero di imprenditori artigiani da 17.244 a 16.299, con una perdita complessiva di 945 unità (-5,5%). Nello stesso arco temporale la provincia di Terni è passata da 5.239 a 4.904 artigiani, perdendo 335 operatori, una variazione percentuale del 6,4%.
Il fenomeno non riguarda soltanto i numeri: la scomparsa di botteghe e laboratori ha conseguenze tangibili sulla vita quotidiana delle comunità, dalla disponibilità di servizi tradizionali alla tenuta dei centri storici.
Un trend regionale marcato
L'Umbria nel suo complesso mostra un arretramento accentuato: nel decennio 2015-2025 gli imprenditori artigiani sono scesi da 29.994 a 21.203, una riduzione di 8.791 unità pari al 29,3%. Questo colloca la regione al secondo posto in Italia per contrazione percentuale nel periodo considerato.
Implicazioni per i cittadini e per il territorio
- Accesso ai servizi: meno botteghe significa spesso meno offerta per riparazioni, manutenzioni e lavorazioni specialistiche a livello locale.
- Occupazione: la perdita di attività artigiane si traduce in posti di lavoro diretti e indiretti che non vengono più creati o si perdono.
- Vita dei centri storici: la chiusura di atelier e botteghe pesa sulla vitalità commerciale e sulla capacità di attrarre visitatori.
Perugia, pur registrando una diminuzione percentuale inferiore rispetto a Terni, ha perso in termini assoluti un numero molto più elevato di artigiani, a causa della maggiore dimensione della sua base produttiva.
Dati a colpo d'occhio
| Provincia | Artigiani 2024 | Artigiani 2025 | Perdita | Variazione % |
|---|---|---|---|---|
| Perugia | 17.244 | 16.299 | 945 | −5,5% |
| Terni | 5.239 | 4.904 | 335 | −6,4% |
Possibili percorsi e domande aperte
Le cifre indicano un bisogno di interventi mirati a sostenere le microimprese e gli artigiani che rappresentano spesso il cuore dell'economia locale. Tra le ipotesi discusse a livello nazionale ci sono strumenti fiscali, incentivi per il ricambio generazionale e misure per digitalizzare attività e canali di vendita. A livello locale rimane aperta la sfida di come conciliare conservazione delle competenze tradizionali e modernizzazione dei servizi.
Per le amministrazioni comunali e per le associazioni di categoria la priorità è ora capire quali azioni concrete mettere in campo per arginare la tendenza e favorire la tenuta di un tessuto che ha rilevanza economica e sociale per i cittadini della provincia.